mercoledì 13 aprile 2016

#iocometu
@unicefitalia
@save the children italia


Dialoghi immaginari tra realtà fin troppo vere.

La Brì
La cameretta delle mie Pupe è lilla e verde. L'abbiamo scelta insieme. Io il modello, loro il colore. Verde per la piccola, lilla per la grande. Non è molto spaziosa ma almeno mi permette di tenere tutto in ordine.

Nicoletta
La mia bimba, Alessia, dorme da una zia. Io no, dormo con mio marito nel sedile della Polo blu scuro che abbiamo trovato dallo sfasciacarrozze. Quando sta con noi e non fa troppo freddo Alessia dorme nel sedile posteriore. Dal Comune ci hanno detto che presto dovrebbero trovarci un alloggio a costo quasi zero. Ma è quel quasi che mi preoccupa...




La Brì 
Abbiamo fatto un patto io e le Pupe: ok a un giocattolo nuovo per questo fine settimana, ma entro i 10 Euro e solo se non fanno capricci e se si lavano i denti senza farmi disperare.

Nicoletta
Alessia vorrebbe tanto una bambola. A dire il vero alla Caritas ce ne hanno data una ma era senza un occhio e Alessia ha un po' paura di come la bambola la guarda, di notte. Spero che la prossima settimana arrivi qualcos'altro, magari un peluche, magari quasi nuovo.




La Brì
Ho più tempo per stare con le mie Pupe perché sono riuscita ad ottenere un part-time a sei ore e non mi sembra vero. Così ora le posso anche accompagnare al parco e aiuto la Pupa grande a studiare il neolitico, l'invenzione della scrittura, quella dannata tabellina del sette...

Nicoletta
Non so bene come sia accaduto. Un giorno avevamo due lavori e un mutuo. Il giorno dopo niente, nessuno dei due, niente mutuo. E niente casa. Si fottano le statistiche, non me ne importa niente che la percentuale dei poveri in Italia sia in aumento. Il punto è che io sono in mezzo a quelle statistiche, mio marito anche e soprattutto lo è mia figlia. Certo che ora ho più tempo per lei. Peccato però che ora lei si vergogni di me.




La Brì
A maggio la Pupa grande farà la Comunione. Vestitino comprato in centro (grazie grazie grazie Zia Bis) e ristorante prenotato. Mancano solo le mie scarpe: le voglio con un po' di zeppa ma non altissime. Per le bomboniere, @Save the Children Italia tutta la vita. Quelle in cartone con cuoricino di ceramica, così almeno un piccolo ricordo rimane.

Nicoletta
Perché fare la Comunione visto che siamo ridotti così? Ma che senso ha? Cosa c'è da festeggiare? Cosa vuol dire comunione? Condividere, unire, abbracciare l'altro? In quasi un anno di povertà totale, non un euro dai compagni di classe, non una raccolta fondi per andare in gita, niente di niente. Alessia, tesoro mio, le cose prima o poi riprenderanno a girare per il verso giusto e ti giuro che anche tu farai la Comunione, la Cresima e tutte le tue feste con l'abito che ti si addice. Non quello di Cenerentola, ma quello di una principessa.




Nel 2006, quando avevo la Pupa grande nella pancia, ho contribuito a creare la sezione torinese di Save the Children. Se l'ho fatto, e in quello stato di grazia e devastazione fisica che solo la gravidanza ti sa dare, è perché ci credo.
Sulla mia pagina e nel mio blog, non condivido i loro progetti, così come quelli dell'Unicef Italia o di  Medici Senza Frontiere, perché è facile fare click e apparire più buoni.
Lo faccio perché non posso farne a meno, perché in quegli occhietti vedo i visi delle mie bimbe e in quelle mamme vedo me in una realtà che non è stata.

lunedì 1 giugno 2015

CaroIng: vuoti a perdere

Riempire. Riempire. Riempire.
Ma come si originano i vuoti? Sono vuoti a perdere o hanno un loro senso? Il dubbio, e il terrore, è che nascano quasi tutti durante l'infanzia. Quando la mamma dice:”Non ti preoccupare, tesoro, verrò a prenderti io a fine scuola”.
Poi la mamma non viene, viene la zia e tu ti domandi - perché sei un bambino e non hai ancora gli strumenti per fare ragionamenti che non implichino l'io – È colpa mia? Cosa avrò fatto?
Quindi è così, mi opprime il terrore di esser causa dei vuoti. Dei Pupe-Vuoti da Grandi.
Ci sono tanti modi per riempire i vuoti.
Non tutti belli, non tutti legali, non tutti degni. Ma hanno tutti una causa, un perché, e nove su 10 quel perché si perde nella notte dei tempi, in un cuscino impregnato di lacrime, contro una porta chiusa o aperta nel momento sbagliato, poco prima di una frase sbagliata.
Questo post non è per te CaroIng, non è per le Pupe. E' per te, per loro, per me insieme. Ma è anche e soprattutto per le persone che mi circondano, per quelle cui voglio – od ho voluto - bene, che mi regalano tanto ogni giorno, quelle che solo sfioro con lo sguardo davanti al cancello della scuola, quelle con cui scambio messaggi lavorativi su Skype.
Non ci amiamo quasi mai abbastanza.
Ci giustifichiamo quel poco che serve per andare avanti.
Annaspiamo tra dubbi, esitazioni, malesseri e colpe. Ce le portiamo sulle spalle ma quasi mai abbiamo caricato noi lo zaino.
Per andare in gita, noi ci avremmo messo dentro di meno: un panino al prosciutto, una bottiglietta d'acqua, un po' di cioccolato che si sa quando la salita è dura bisogna averlo dietro, e magari un frutto.
Bon, ciapa lì.
E invece la mamma – o chi per lei – no. Ci mette dentro anche il kway, i fazzoletti, la canottiera di ricambio, i Ringo (ok, quelli van sempre bene), un rotolo di carta igienica.
E lo zaino pesa. Pesa e fa sudare.
Con il passare degli anni, impari a farlo nello stesso modo e non ti sembra pesare, ti sembra normale che “pesi”.
Oggi voglio almeno mollare il kway. Forse è il giorno sbagliato, dicono che pioverà. Ma la pioggia lava, pulisce l'aria e mi piace l'odore di pioggia tra le foglie e nell'erba.
E penso anche che lo toglierò dallo zaino delle mie Pupe. E a fine scuola, inzupperemo insieme i piedi in qualche bella pozzanghera.
Ciac, ciac. Altro che Peppa.
Sapete perché May Poppins sapeva volare?
Perché nella borsa aveva solo sogni (sì, certo, anche perché era un po' fata e po' strega ma quello lo si impara solo più tardi, all'incirca dopo il primo appuntamento).

lunedì 13 aprile 2015

CaroIng: Strega tocca colore: giallo limone

Oggi ci sei, fino a domani. Fino all'alba. Al tramonto saremo di nuovo in tre. E io mi arrovellerò per quattro (mi prendo io l'incarico di stracciarmi il cuore anche per te, tranquillo).
In questi giorni sono assalita da un dubbio amletico: ditemi vi prego che l'adolescenza inizia sempre verso i 13/14 anni e non prima.
Vi prego.
Ho però come il sospetto che negli ultimi anni, nell'ultimo decennio almeno, le cose abbiano preso un'altra direzione e si abbandonino i Lego anzitempo.
Io CaroIng non faccio testo, proprio non posso essere inserita in nessuna statistica.
L'ultima volta che ho giocato con le Barbie facevo la prima Liceo. Ho fatto incontrare la mia Barbie adorata con il cantante degli Spandau Ballet (per la cronaca lei era il loro tecnico del suono. Sì, lo so, musicalmente ero avanti), ci sono stati momenti di purissimo ed elevatissimo amore platonico, io e la mia Amichetta della Montagna ci siamo poi guardate negli occhi e abbiamo deciso di smettere. Quella, insomma, doveva essere l'ultima volta.
Quell'anno dalle mie parti è entrata in vigore l'Adolescenza. Senza se e senza ma. Ma ora, a 40 + n suonati, sai benissimo quanto io mi cimenti volentieri a pettinare le bambole con le Pupe e... lo confesso, no, non è sempre perché dobbiamo mettere a posto vestiti e chicchere.
È che mi piace proprio (confesso però che l'abitudine maniacale di contare le scarpine, vedere che ci siano tutte, recuperare le borsette e riunirle in una scatolina è forse un po' patologica).

Fatto sta che ho la sensazione che l'Adolescenza per la Pupa grande inizierà prima. Prima del dovuto, Prima di quanto sia lecito, Prima – sicuramente – di quando sarò pronta io.
A naso neanche tu stai messo benissimo... 
Ma come, non era ieri che le insegnavamo ad affrontare il vasino con spavalderia?
E quel ciuccio, ditemi, dove è finito?

Domenica sera la Pupa grande è andata ad una festa di compleanno.
Per carità, ce l'ho accompagnata io ma poi, ci è rimasta da sola_
Da sola.
Ho sentito storie – ma mi auguro siano solo leggende metropolitane – di bimbe invitate a pigiama party a sette anni.
“Tesoro, se poi devi andare in bagno, vacci insieme a una tua amichetta. Sai, per chiudere la porta”.
 “Perché mamy?”
Benissimo: almeno l'abitudine del andiamo-insieme-in-bagno-che-mi-tieni-la-porta (l'a-b-c dell'adolescenza) è ancora distante.

Ma è questione di mesi. Di attimi, direi.
In un lampo, in un batter d'occhio smetterai di scimmiottare la ragazze perché lo sarai.
Già mi hai stupito con quella richiesta strana sulle scarpe da comprare per la primavera.
Fino a poco tempo fa non ti sarebbe importato un accidenti delle scarpe nuove.
Ok, il concetto di “nuovo” ti era già caro. Ma il tipo, il colore, il design, quello no.
Quello è una novità vera.
Le All Stars giallo limone? Ho faticato a non strabuzzare gli occhi e a non calarmi nei panni della mamma old style “che non importa mica quel che metti ai piedi, basta che sia comodo”. Poi, fortunatamente, mi sono rivista bambina, incrociare i piedi per tentare di nascondere le scarpe blu con correzione del piede piatto...
 
Fatico a dar via i vestitini, le tutine, le scarpe smesse e un po' bucate. Mi affeziono a ogni giubbino, ai collants pieni di pallini, alle canotte un po' ingrigite e ai grembiuli di scuola con le macchie che non van più via.
Ognuno di loro è un pezzo di storia.
Nostra, loro, mia e tua.
Sono pezzi del puzzle che abbiam fatto per arrivare fin qui.
Fortuna che abbiamo due Pupe, che almeno ogni paio di scarpine fa almeno due giri e li posso rimirare un po' di più. Salutarli è sempre doloroso.
Il tempo passa, loro crescono. Io ingrasso.
E, questo già lo sai, mi mette una tristezza infinita pensare che non avremo più tutine appese in casa ad asciugare.

Altra confessione: tutte le volte che andiamo a casa di CaroZio e CaraZia devo trattenermi dal portarmi a casa qualche pezzo del baby armadio. La Pupa piccolissima – figlia di CaroZio e CaraZia – sta ereditando tutto e, sebbene sia molto contenta di questo terzo giro, dell'estensione di garanzia cui abbiamo avuto accesso – bhè, vorrei tornare in possesso di un pigiamino, di un paio di calzine mignon, almeno di un bavaglino dallo sporco indelebile (forse quello ce l'abbiamo ancora).

Fortuna che poi mi trattengo, vado a giocare a Strega Tocca Colore e non ci penso più...

giovedì 19 marzo 2015

CaraPupaGrande

Ciao Pupa grande.
Questa è per te.
Per farti le mie scuse, innanzitutto. Perché evidentemente non sono in grado di gestire il mio stress e riverso su di voi, su di te in primis, le mie mancanze, i miei vuoti.
Perché non ti abbiamo chiesto il permesso prima di spaccare in due la nostra famiglia. Avremmo dovuto farlo.
La Pupa piccola in primis è più piccola e poi è fatta di una pasta leggermente diversa, più incline ad esternare, ad attrarre l'attenzione con tutti i mezzi, senza ritegno né pudore.
Lei è un'amante. Esige i regali, sa benissimo fino a dove può spingersi e non esita a mandarti messaggi minatori.
Tu sei una fidanzata (di quelle che fanno impazzire i fidanzati). Dici e non dici, ti ritrai, lasci capire, lasci intendere. Ti piacerebbe ricevere un mazzo di fiori inaspettato ma mai lo diresti ai 4 venti. Il tuo lui deve intuire da quelle mille sfumature del tuo tono di voce...
Possiamo inventare un alfabeto farfallino tutto nostro? Fatto di sss in mezzo alle vocali. Gli altri non capirebbero niente, noi saremmo un segreto ai più.
Che poi, se ci penso, è già così. A volte credo tu sia dotata di poteri medianici.
Se medito una cosa tu l'hai già detta. Se tu dici una frase, è quella che io sto pensando.
Non so se sia un dialogo iniziato già in pancia, quando tu facevi glu glu e io pensavo “ho fame”.
So solo che questa “cosa” diventa ogni giorno più evidente e sorprendente.
Quindi il tuo dolore è il mio? Quindi il cordone ombelicale è tutto intatto e ci è solo sembrato di averlo reciso? Una cosa è certa: la tua gioia è la mia.
Oggi una signora tanto gentile, con gli occhi verde mare (di un atollo tropicale), che ne sa un sacco di tante cose di mista natura (dalle virtù dell'alga spirulina alle vitamine contenute nelle noci pecan, fino ad arrivare a banalità come il senso di colpa e il peso dei ricordi ancestrali) mi ha dato un consiglio che terrò a mente: alleggerisciti.
Ci alleggeriamo insieme Pupa grande, vuoi?
Che dici, ce la fai ad alzare le spalle quando la maestra Alpha ti dice (no comment... ) “ma sei un'asinella?”. Lo so che preferisci la maestra Beta (anche io).
Ce la farai a non colorare anche i disegni di catechismo? O, almeno, a lasciar perdere il cielo: tutti sanno che è blu o, se proprio non alzano mai gli occhi all'insù, se lo possono immaginare del colore che vogliono. Fai quel che devi, non spingerti sempre oltre, fermati prima di smarrirti...
E io ce la farò a rallentare, a togliere quel piede dall'acceleratore?Anzi: a fermarmi proprio, per vedere finalmente quel merlo sul ramo (ieri ce l'abbiamo fatta e siamo state ad osservare due merli che cinguettavano davanti a casa: che bello abitare in campagna)?
Ho la sindrome del Bianconiglio e della signorina Rottenmeier messe insieme: presto che è tardi. Anche se tardi non è, ma l'orologio è lì e ticchetta e mi ricorda che sono indietro su tutto. La mattina rispetto alla sera, il pomeriggio rispetto alla mattina. L'età adulta rispetto all'adolescenza.
E allora anche io devo tapparmi le orecchie e lasciare che la sveglia ticchetti. Dovrei alzare le spalle quando mi dice “sei un'asinella, sei sempre in ritardo”.
E così magari, rallentando insieme, troveremo il ritmo giusto, quello che dovrebbe caratterizzare i momenti tra di noi. Quel ritmo che avevamo tanto tempo fa, quando tu mi dicevi ueh e io capivo che era il momento di allattarti. E non perché me lo diceva l'orologio...

La Mamma
  

venerdì 13 febbraio 2015

CaroIng: ma da chi avrà preso?

Ricevo sms da A. mamma di G.
“Ciao La Brì. Ma... ti risulta che i nostri figli si siano messi d'accordo per vedersi stasera al parco di via Livorno?”.
Ora. Un paio di annotazioni.
1) L'unica via Livorno che conosco è in città e non nel paesino in cui abitiamo.
2) Stasera? Cosa vuol dire “stasera”? Dopo il calar delle tenebre intendi?
3) Uno dei due figli in questione è la mia Pupa piccola. La Pupa piccola ha 4 anni. A 4 anni non ci si mette d'accordo per vedersi la sera in via Livorno.
 

Chiacchiere serali pre-cena.
Pupa piccola: “Sai mamma da cosa mi voglio vestire io alla festa di Carnevale?”
La Brì: “No, amore, dimmi”.
Pupa piccola: “Da pazza”.
La Brì: mumble, mumble, dove avrò sbagliato?


Altre chiacchiere serali pre o post cena (non ricordo).
Pupa piccola: “Sai mamma, oggi a scuola ho pianto”.
LB: “Perché pulcino? Che è successo?”
PP: “Perché ho dato un pugno a C., il mio compagno”.
LB: “Tu hai dato un pugno e tu hai pianto. Come consecutio non è niente male. Pupa.... vieni un po' qui e parliamo”.


Condensato in 3 punti il perché CaroIng sarebbe meglio che la figura paterna tornasse in tutta la sua interezza il prima possibile.
Sto perdendo colpi CaroIng. Quella mi frega.
Quando stasera tornerai, mi troverai svenuta sul divano. La Pupa Piccola no. Sarà sveglia e con una certa luce malandrina negli occhi...

mercoledì 11 febbraio 2015

La Brì era piccola. In realtà era nel pieno della sua teen age per cui neanche tanto piccola. In estate andava a Follonica che è una ridente cittadina sul mare, a pochi chilometri da Grosseto, a un passo dalla felicità. Lì c'erano gli zii, i cugini, il mare e le serate con lo struscio. Tutta roba che durante l'anno non c'era o si perdeva tra la nebbia e il gelo che su al Nord a volte sembra durare in eterno.

Quell'anno al mare La Brì incontrò C. Alto come pochi, con due splendidi occhi verdi (come il mare appunto, ma il mare lontano, quello delle cartoline e dei libri di geografia).

La Brì non sapeva se dirsi innamorata. Sicuramente invaghita, quello sì. E lui lo era? Non lo so, non lo sapremo mai. Il tempo è passato e ora la domanda sarebbe inopportuna: “Scusa sai, ma io e te come eravamo messi allora?”. C'è poi il piccolo dettaglio che La Brì un fidanzato già ce l'aveva ma sin da allora si capiva benissimo che le cose non sarebbero durate, che la carrozza non si sarebbe mai fermata e il fatidico sì l'avrebbe poi detto a un altro.

Ma tant'è. Non ci si poteva mica abbandonare così alla passione tout court, ai baci sulla spiaggia, alle brucianti gioie degli amori estivi. Però l'infatuazione c'era, eccome. E non si poteva tenerla più di tanto nascosta. Neanche – anzi, soprattutto – la sera dell'addio, del fine vacanze, del “mi penserai quando sarai a scuola?”, con tanto di occhi lucidi e sguardo tremulo.

Dopo l'ultimo bacio non ce ne furono altri. Ma la mattina presto, prima di partire, La Brì trovò sotto la ruota posteriore della Prisma di suo padre un pacchettino sospettoso. Un piccolo foglietto bianco dentro, poche parole scritte a mano, una penna nera per far da peso e non lasciare volare via il foglietto.

Chi l'aveva lasciato, aveva cercato l'auto la sera prima, si era svegliato all'alba, si era guardato bene intorno con l'aria un po' furtiva, aveva fissato per un bel po' la finestra dietro la quale La Brì ancora dormiva. E aveva lasciato poi quel temerario testimone d'amor fuggevole. Ma tremendamente tenero e sincero.

Ora che di anni ne sono passati tanti, La Brì tornerebbe volentieri indietro a quella mattina d'estate. A quando scoprì quel foglietto e tutta la vita le sembrò un mazzo di rose senza spine, un cono gelato che non cola mai, un'eterna estate senza nebbia e senza gelo.

Se alle sue figlie potesse dare un consiglio - ma quando si è adolescenti i consigli non si ascoltano mai, è peccato mortale - direbbe loro di guardare bene sotto le ruote delle macchine, tra le pagine dei libri prestati, in mezzo alle note di un brano... E' lì che si nascondono i ricordi più belli.

CaroIng: I'm back

Chi mi conosce sa perché sono stata assente.
Chi mi conosce, forse, mi capisce anche.
Ho versato tante lacrime e ancora oggi non mi sento me stessa.
Ma ci provo, continuerò a provarci.
Nell'attesa, e nella speranza, che il tempo faccia il suo lavoro...

giovedì 4 dicembre 2014

CaroIng: mutazioni

Sera inoltrata, prima del pigiama.

In bagno con le pupe. Tanti sbadigli, qualche capriccio, coccole.

E' sempre un momento misto di tenerezza e stanchezza, mio come delle pupe.
Vorrei la bacchetta magica e trovarmi immediatamente a letto con loro, addormentandomi-ci mentre leggo la Favola più bella del mondo.
In un letto king size come ci sono solo negli Stati Uniti, dove si dorme comodamente in tre, senza svegliarsi tutte sudate o per un calcio di troppo (nei reni, sempre).

Ci togliamo di dosso la giornata.
Pronte a indossare il pigiama.
Ma la pupa grande, prima, vuole i grattini.
Sulla schiena, proprio sulle scapole. Grat grat e carezzine.

E poi mi dice.

“Mamma, ma non è che mi prude tanto perché mi devono spuntare le ali d'angelo?”

Mi sono immersa tra i suoi capelli dal sapor di nanna, con una lacrima di troppo, non dovuta al sonno.

E' così, i tuffi al cuore sono sempre a tradimento...

lunedì 1 dicembre 2014

CaroIng: memorie passate, ricordi presenti


I ricordi non sono miei, sono ormai roba loro. Delle pupe, dico. 
Ci tengo a questa cosa, da sempre. Da quando mi sono resa conto di aver avuto un nonno in un campo di sterminio. Ne è uscito un po' precipitosamente, come si usava allora. Senza chiedere permesso, senza dare troppo nell'occhio.
E poi ha viaggiato per giorni e giorni (come non lo so, questa parte non mi è stata tramandata) per tornare in Italia da quella lontana Germania che non faceva proprio per lui.
Aveva una moglie e due figli biondissimi ad aspettarlo e ci ha messo tutta l'anima per rimanere intero. E vivo.
Incredibilmente ci è riuscito, ha varcato la frontiera ed è arrivato dopo diversi mesi in quel di Lanzo.
La moglie quasi non ci credeva, pensava di avere davanti un fantasma. 
Il bimbo piccolo, quello più biondo, non ha esitato e gli ha subito buttato le braccia al collo.
Solo che la sua pelle scottava, i tipi come lui non andavano a genio ai perlustratori.
Farsi trovare in quella casa invece che trasformato in sapone non pareva educato. Decisamente non da galantuomo.
E così ha vissuto svariati giorni in una buca scavata nella terra, in giardino, tra radici di patate e fusti di carota.
Un giorno ne è venuto fuori ed è stato quando tutti sono usciti all'aperto, cantando e ballando, finalmente liberi di respirare.

L'altro mio nonno, quello che ho conosciuto e con cui ho vissuto per la maggior parte della mia vita di bambina e adolescente, era di stampo diverso e, allo stesso tempo, uguale.
Si vantava con me di essere stato in prigione per “disturbo della quiete pubblica”.
Non capivo bene il significato di quelle parole ma lui ne andava fiero e sarà per questo che ancora oggi io fatico a sopportare le imposizioni, l'eccessiva quiete, il silenzio imposto (quello che mi ricavo io mi va benissimo, la solitudine è un'ottima compagna).
Anche nonno A. stava in giardino la maggior parte del tempo. Non conviveva con le patate ma le coltivava. E gli venivano benissimo, come il resto delle verdure.
Litigavamo spesso, lui portava gli stivali infangati in casa e io da brava donnina in fieri mi incazzavo perché sporcava i pavimenti appena puliti (ho iniziato presto, a 13 anni mettevo a tavola tutta la famiglia, i pavimenti erano solo un apostrofo rosa tra le parole Cr'esci).


Passo queste memorie goccia a goccia alle pupe. Perché sappiano, ricordino, capiscano che razza di DNA hanno nelle vene.
E per la proprietà transitiva che è insita in ogni bambino questi ricordi stanno diventando anche loro.
Così la pupa piccola l'altro giorno ti ha detto CaroIng:
“Lo sai che ho un nonno che va in giardino e poi sporca la casa con gli stivali?”

Tu hai fatto tanto d'occhi ma ora sai. Nonno A. è pure suo nonno.

domenica 30 novembre 2014

CaroIng: postilla...

Quindi la colpa è mia insomma...
Mi hanno detto che è per come la prendo io.
Che altre bimbe ci sono abituate, che vedono poco o niente il loro papà da quando sono nate, cosa vuoi che sia una sera in più o una in meno.
Mi hanno detto che queste sono le famiglie di oggi, costrette a separarsi, a incontrarsi su Skype, a sentirsi via what's up. "Che non la vedi la pubblicità? Anche quella si è adeguata. Tipo il papà che racconta la storia all'aeroporto... Vedi? Mica ci siete solo voi".

Se la colpa è mia preferisco tenermela. E sentirla tutta la tua mancanza. Fino in fondo, fino ad avere freddo nel midollo. Piangere insieme alle bimbe e fare poco o nulla per nascondere le lacrime.
Ciò che sento voglio mostrarlo. Dare il giusto peso alle cose senza per questo cedere al vittimismo.

Buon viaggio CaroIng.

CaroIng: tra 25 giorni è Natale


Caro Ing, domani è il primo dicembre ed è il giorno di inizio del calendario dell'Avvento.
Ogni giorno una finestrella, ogni dì un dolcetto, ogni 24 ore un giorno in meno a Natale.
E alle vacanze.
Quest'anno non voglio farmi cogliere impreparata e parto in tempo con la mia letterina a Babbo Natale. Voglio fregare orde di bambini che con i loro desideri semplici e teneri arriveranno sicuramente per primi nel suo cuore e sulla slitta.
Se scrivo oggi magari la mia letterina non verrà seppellita e ho una speranza che tu, Santa Klaus, legga anche me.

Innanzitutto perché me lo merito.
Ad esempio, venerdì scorso dopo una mattinata infernale durata fino almeno alle tre del pomeriggio, ho recuperato le pupe a scuola e le ho portate a danza. Avrei potuto farmi questi famigerati Fatti Miei ma ho invece sperperato svariate decine di euro per comprare tutto il necessaire per fare insieme alle pupe un calendario dell'Avvento home made con il botto.
Inutile dire che è ancora tutto lì, perfettamente impacchettato accanto alla mia borsa. Troverò il tempo anche per quello. Credo. (Quel che mi frega sono le riviste a tema di questo periodo, i blog pieni di idee carine da morire, sembrano tutte facili da fare, tutte sprint. Ma sono scema? Non lavorassi in editoria sarei più giustificabile, ma io SO - dovrei sapere - che nulla è vero, che è tutta un'illusione per farti abboccare. Ma niente, io ci casco con tutta me stessa e abbocco sorridendo beata).

Dicevo, la letterina.
Ecco, è più o meno questa.

Caro Babbo Natale,
so che da me non ne ricevevi più da tempo di letterine. Forse mi hai perso di vista, preso come sei a salire e scendere dai tetti e da quella slitta a sei renne.
Sono sempre più o meno io, un po' più in carne forse ma, sai, dopo due pupe all'attivo son cose che accadono. E ho anche un compagno, un marito, uno che ha accettato un po' di anni fa di stare insieme a me nel bene e nel male.
Al momento stiamo ai patti entrambi e senza sforzi eccessivi. Poi vedremo, che sarà sarà, non fasciamoci la testa, non esistono più le mezze stagioni, la colpa è sempre a metà strada.

Diciamo che per ottemperare alla promessa mi sarebbero d'aiuto un paio di cosette.
Io te le elenco, chissà se puoi metterti una mano sul cuore?

1. Vorrei che Archimede Pitagorico esistesse davvero e che inventasse il dilatatore temporale. Quella cosa per cui ti assenti un minuto nella vita reale e sei stato via un mese in un lasso temporale parallelo. E in quel mese manco a dirlo sei stato in vacanza a Mauritius.
2. In alternativa al punto 1, ma se credi anche in sommatoria, vorrei tanto il teletrasporto di Star Trek. Ad ogni telegiornale, ad ogni servizio esclusivo, sto con il fiato sospeso: è lui, è arrivato, ora potrò fare come il Capitano Kirk e svaporare in un mare di scintille. Ma lui, il teletrasporto, non arriva mai e io sto un po' iniziando a perdere le speranze.
3. Vorrei che Romeo, il gatto-puzzo-miao come è stato ribattezzato negli ultimi giorni, capisse l'importanza di mantenere rapporti decenti con il vicinato e la smettesse di tirare via tutta la terra dai vasi che abbiamo in terrazzo. Aiuterebbe il saluto e io non sarei costretta a scappare letteralmente quando incontro la vicina di sotto.
4. Vorrei che ci fosse un termine a questo limbo. Oppure, al contrartio, l'amara certezza. Ma saperlo, ecco. Trasferta modenese finché morte non ci separi? Tortellini fino a maggio?
5. Vorrei tanto ma tanto che la pupa piccola smettesse di chiedere "Quando torna papà?" alle 7.15 del lunedì mattina.
6. Vorrei tanto ma tanto che la pupa grande smettesse di fare l'indifferente quanto tu CaroIng chiami o ritorni.
7. Un capo di lingerie di Victoria's Secret.
8. Vedere più speso gli Amici - come oggi - perché è come respirare aria pura a pieni polmoni dopo tre minuti d'apnea statica.
9. Fai tu, basta il pensiero. 

Ecco tutto. Io ti prometto che sarò buona buona, terrò a bada l'impazienza e prenderò tanto magnesio.
Grazie di tutto Babbo Natale e quando entri in salotto per cortesia dàllo un morso a quel biscotto che sennò le pupe ci rimangono male...

                                                        La Brì



 

sabato 22 novembre 2014

CaroIng: abracadabra

CaroIng, ti scrivo.
E ti parlo anche, ma a volte tu non senti.
E ti ascolto, quando posso, quando le urla delle pupe non coprono quel che dici (ma come mai a Modena il tuo gestore prende così male?).
E ti penso, spesso, più di quanto vorrei, sicuramemte più di quanto dovrei.
Questo non è un blog da mamme. Questo è un blog da donne in cerca di una soluzione. Che forse non c'è, o magari è dietro l'angolo ma siccome io corro corro e corro rischio di andare dritto e di non girarlo proprio quell'angolo.
Così la soluzione la troverà qualcun altro e io rimarrò con un palmo di naso (e il fiatone per aver corso tanto e inutilmente).
Gestire un rapporto di coppia dopo 11 anni di matrimonio è un'impresa non da poco. Soprattutto da quando tu, ne sono ormai certa, ti sei costruito una vita parallela in Emilia, con tanto di moglie magra, due figli maschi e un cane.
Potrei andare (io come tanti altri, beninteso) da Maria De Filippi che il sabato sera conduce Tu sì che  vales (le tre X, come lo chiamano le nostre pupe), l'unica trasmissione bimbo-adulto concessa tra le nostre mura.
Durante il resto della settimana dominano Rai Jojo e Boing.
Porterei messaggi, telefonate, regali attesi e mai arrivati, cambi di traiettoria e di prospettiva, voli da Monaco annullati all'ultimo, compleanni passati a stringere una copertina in pile, montagne di sospiri e qualche buon calice di calde lacrime. Millesimato, ottimo perlage, sentore di miele e fiori bianchi.

Cosa mi direbbero i tre giudici?
Che valgo? Che il mio, il nostro, è un talento o solo una discreta capacità di applicarsi, di allontanare gli istinti, di cancellare i dubbi? Perché il punto non è la quantità, naturalmente. E' quell'antipatica della qualità. E' sempre lei a mettere i bastoni fra le ruote.

Io stasera mi manderei direttamente in finale. Il talento ce l'ho.
Anzi, direi che si tratta quasi di magia.
It's a kind of magic.

Me l'ha confermato la pupa piccola che ancora si addormenta al mio fianco per fare la nanna del sabato pomeriggio.
Mi pastrucchia i capelli fino a quando si addormenta (o io non ce la faccio più e le allontano il braccino). E' un'abitudine che ha preso sin da quando aveva un anno o poco meno e non l'ha più abbandonata. All'epoca avevo capelli biondi e lunghissimi, ora sono corti e violetti (ma poco importa, nei pupe-disegni io posso vantare gli stessi capelli biondi e lunghi fino a metà schiena, anzi a volte fino ai piedi).
Oggi mi ha detto: "Mamma, così sì che mi addormento bene. I tuoi capelli sono popio... magici".

Una fatina quindi. O un folletto. Un elfo femmina (esistono?).

Più probabilmente, una strega.



mercoledì 12 novembre 2014

CaroIng: volando & volendo

Nonostante abbia solo otto anni la pupa grande è una gran sentenziatrice.
Lei crede di parlare normalmente. In realtà, sentenzia.
Dice cioè delle cose illuminanti, chiarificatrici, in grado di aprire gli occhi ai ciechi adulti che la circondano. In primis, io.

Domenica mi ha chiesto: "Mamma, ma esiste anche la scuola paterna?".
Lo spunto iniziale è l'esistenza della scuola materna dove va la pupa piccola.
Se esiste una scuola materna, ha pensato, esisterà anche una scuola paterna.

No, la scuola paterna non esiste. Esiste solo la scuola materna.
E perché esiste solo la scuola materna? mi sono domandata io. Mica solo le madri possono insegnare (se unisci scuola+materna è questo che ti viene in mente).
Anche i padri possono essere un'inesauribile fonte di verità, coccole, castighi, sorrisi, punizioni, dubbi, certezze, supposte e raccolte di vomito notturne.

Io non so voi, ma la mia riposta è no. La scuola paterna non esiste perché i padri non possono essere quell'inesauribile fonte. Ci sono delle eccezioni, naturalmente. Che, manco a dirlo, confermano però la regola.

Nel mio caso specifico poi, i padri non possono anche perché vivono a Modena, che sta vicinissimo a quell'altro paese che si chiama Millemiglia, frazione Didistanza.

Il dubbio è lecito: se abitasse con noi, quale sarebbe la percentuale di cambiamento?

Oggi piove e ho l'emicrania. Quindi non ho nessuna intenzione di rispondermi.

Diciamo solo che:
- mi sveglio ogni mattina alle 6,30 e per il solo fatto che un calzino manca all'appello io sono già in ritardo. Quando, come oggi, le pupe hanno sonno e non riescono ad alzarsi dal letto, io rischio l'infarto.
- ho prenotato il controllo nei per la pupa grande. Il giorno sbagliato e all'orario sbagliato, perché tu CaroIng sei in trasferta (in Germania suppongo ma ora non ricordo). Mi hai detto che stamattina me l'avevi detto. Quando? In quale punto del mio viaggio della speranza per arrivare fino in ufficio? In ogni caso, non cambia nulla: era scontato che ce la porterò io, che io prenderò permesso, che io farò un triplo salto carpiato per dribblare una conference call o la visita inaspettata del Cliente più Importante del Mondo in Azienda. 
- lunedì inizia catechismo e io ne approfitterò per cercare di carpire il trucco biblico della Trinità. IO in tre posti diversi, allo stesso momento. Catechismo, ufficio e studio dentistico (se rinasco una cosa sola voglio: una dentaturta perfetta). Non so come ne verrò fuori ma so che questo aspetto non viene contemplato nei corsi pre-parto (quando si pensa che la parte più difficile sia appunto il parto. No, non lo è).
- la stessa mattina dello stesso lunedì sarebbe stato disponibile l'oculista per la pupa piccola. Ho deciso che non è urgente e che almeno questa la posso rimandare. I sensi di colpa, quelli no. Si sono già abbarbicati su entrambe le spalle. E poi sto lì a domandarmi perché ho sempre mal di schiena...
- venerdì scorso ho visto un amico che non vedevo da tempo. Anche lui ora è padre. Sembra che lo stile sia quello. "Mah, sai, non è che io mi metta a giocare con il pupo sul tappeto con i Lego. Lo accompagno al parco, andiamo in giro. Per i lego, c'è sua madre". Già_  Lo stile mi sembra quello CaroIng. Magari potreste incontrarvi e ciarlare di quanto le amministrazioni comunali non dedichino abbastanza risorse alla manutenzione delle altalene.

Ah.Tra poco CaroIng è il tuo compleanno e forse ti sto preparando una sorpresa. O forse no.
Vado in trasferta.

lunedì 3 novembre 2014

CaroIng: oggi sei qui

A dire il vero oggi non dovrei proprio scrivere qui.
A dire il vero oggi mi basterebbe girarmi dalla tua parte del letto per parlarti.
Perché come me sei a casa ammalato.
Da Modena mi hai portato l'infuenza intestinale.
Grazie del pensiero, davvero. Non dovevi disturbarti tanto. Bastava anche solo un pezzo di Parmigiano o una botticetta di aceto balsamico. Sul serio.

E invece sono qui che scrivo. Per me in primis. Perché non capisco e quando non capisco ho bisogno di distendere i pensieri, di stirarli su un foglio, di allargarli sul tavolo come si fa con la placenta subito dopo il parto per vedere se è tutto ok o qualcosa è andarto storto.

Qualcosa è andato decisamente storto.
Un bambino, perché in seconda media sei a tutti gli effetti un bambino, è stato picchiato dai suoi compagni di classe.
Sua mamma, la Dottoressa P, è la mia dentista da sempre. Oggi l'ho chiamata per un problema di capsule & co.
Lei mi ha risposto da casa, non dallo studio.
E la voce era seria, più del dovuto.
Poi mi ha detto e io non sono più riuscita ad aprire bocca, a formulare un pensiero logico, un'espressione di convincente empatia.
Ero, e sono, frastornata.


Lui non guarda i video porno.
E non li scarica.
E se lo facesse mai li porterebbe a scuola.
Ergo, si merita le botte, e tante.
Tante da dover consultare un neurologo.

E allora penso alle mamme. A tutte le mamme.
Alle mamme di quei bambini che hanno picchiato.
Cosa direte ai vostri pargoli? Picchia più duro la prossima volta? Oppure cercherete dappertutto l'errore per avere la possibilità di correggere e raddrizzare?
Alla mamma di chi ora si deve portare quelle ferite addosso e nel cuore.
Cosa avrei fatto io al tuo posto? Forse niente di confessabile. Mi avrebbero dovuto portare via con la forza. Avrei ancora le unghie nelle loro carni...
A C., amica da sempre e mamma di I., nato dalla pancia di un'altra ma rinato con lei. 
Penso a tutte le volte che lo offenderanno e non lo faranno sentire "come loro". E a tutta la forza che dovrai avere...
A S., mamma di F&F, che ha sulle spalle il peso di un mondo intero.
Come ti ammiro amica. Coraggio!
A V., la mamma di A., che ha voluto a tutti i costi sentire suo figlio in pancia prima che nel cuore. E che forse adesso sa che è mamma per tutte le volte che si è svegliata nel cuore della notte e non per i calci che ha ricevuto in quei nove mesi.
Alle mamme che chiamano cuccioli i loro figli e poi li espongono come fossero trofei. Cuccioli appunto.
A due donne che presto diventeranno, anche, mamme.
Alle mamme, a tutte le mamme.

Perché è un mestiere paurosamente difficile. Mostruosamente difficile.
Non che quello del padre sia meno impegnativo. Io credo sia però decisamente diverso.


Il tasso di natalità di una nazione è uno degli indici statistici maggiormente in grado di definire il benessere di quella stessa nazione.
Il tasso di felicità dei suoi bambini, anche.
E la felicità dei figli di una nazione dipende dalla preparazione, dall'educazione, dall'indipendenza e dalla libertà delle sue madri.
Che, spesso, sono anche mamme.







giovedì 30 ottobre 2014

CaroIng: tutti abbiamo una Sindrome

La prima bronchite della stagione - mia per fortuna e non delle pupe - ha portato con sè dei risvolti positivi, inaspettati e sorprendenti.

1. Sono qui a scrivere e sono le 6.00 di mattina. Ho lo sguardo allucinato e la faccia a strisce da guanciale ma sono qui. E non ne posso fare a meno. Il principale coautore di questi risvegli è sicuramente il cortisone (ma perché la gente prende cocaina quando sul mercato c'è il cortisone?) ma una complice indispensabile è anche l'ora, che non è più quella di prima e mi dice che è tardi anche se è presto.
E poi vedere il sole che sorge è sempre una bellissima esperienza.
E poi mi mancava questo blog (gulp!).

2. Ne approfitto e cerco di smettere di fumare.

3. Sono riuscita a fare il cambio di stagione del mio e del tuo armadio CaroIng. Cosa manca nel tuo lo vedrai quando tornerai. Cosa manca nel mio te lo dico subito.
- Sono riuscita a dire addio a una serie di camicette in cui non sarei mai potuta rientrare e me ne sono finalmente fatta una ragione. Dopo due parti e due allattamenti rimettere quelle risicate terze sarebbe stato impossibile. Via, andale, fuori.
- Le suddette poi erano proprio al di là dei miei gusti attuali. C'era del rosa e dell'azzurro, ti dico solo questo. Ma sul serio le mettevo? Ma tu c'eri? E io c'ero (con la testa dico)?

3. Ho infastidito con il mio tossire i presenti a ben due riunioni scolatische. La prima della pupa piccola - dove tutto sommato non ho nulla da segnalare se non il fatto che la cecy è stata l'unica bambina ad entrare in classe, sedersi sulle ginocchia della maestra e far finta di avere tutti i diritti di trovarsi lì (no che non li aveva, ma non sono riuscita a convincerla a star fuori dall'aula) - la seconda della pupa grande.
E lì, CaroIng, ho veramente dato il meglio di me.

Ho la Sindrome da Prima della Classe conclamata.
- Sono arrivata in ritardo e ho salutato tutti con "Sono affranta". Sono affranta? Ho sentito delle risatine (forse solo nella mia testa). Ogni tanto mi sento la reincarnazione di Guido Gozzano.
- Quando le Maestre hanno chiesto "ci sono domande?" la mia manina è balzata come una molla.
Non ce la faccio, è più forte di me. Se ho una domanda, ne faccio due. Se ho un dubbio, ne tiro fuori almeno un paio.
Stare zitta non mi si addice. Non voglio tornare a casa e pentirmi di non aver chiesto questo o quello. Quella parte dell'adolescenza l'ho superata. Quella.
Ma può anche essere uno dei sintomi della Sindrome.
- Ho preso appunti dall'inizio alla fine. Diligentemente, con penna e agendina alla mano (che poi tra un mese non saprò più dove l'avrò messa è un altro affare...) mica solo su iPhone.
- Ho fatto sorrisini compiaciuti alla nuova rappresentante di classe. Io? No, io no grazie. Mi sono fissata la punta delle scarpe, ho distolto lo sguardo e ho usato tutto il mio linguaggio corporeo per allontanare da me tale sciagura.
- Però ho dato già qualche consiglio extra alla neo-rappresentante. Tipo: "Perché non creare un bel gruppo di what's up dellle mamme di seconda?"
Mi sono odiata.
- Ho tentato di (ri)allacciare legami extra scolastici. Non ci sono riuscita molto. Ma non mi sento in questo caso di dare colpa alla Sindrome.

Perché lo faccio?
Crocetta CaroIng la risposta per te più convincente.
  • Perché ho degli arretrati di un certo peso che ancora oggi mi fanno Sentire inguaribilmente affetta da Sindrome da Ultima della Classe.
  • Perché vorrei evitare alla lety sorprese inaspetatte dovute al fatto che la mamma "ogni tanto si dimentica le cose...".
  • Perché mi porto dentro un bel po' di insoddisfazione per tutte le volte che non ho parlato, non ho detto, non ho manifestato.
Che poi sono proprio quelle parole lì che si bloccano in gola e ti fanno venire la bronchite e poi prendi il cortisone e poi non dormi la notte e poi...

 

mercoledì 22 ottobre 2014

CaroIng: Blowin'in the wind


Mi piace il vento. Mi innervosisce terribilmente ma mi piace.
Un amore-odio di antiche radici. La storia familiare dice che già in culla rompevo le balle quando c'era il vento ma poi mangiavo.

Adesso che sono adulta ho razionalizzato.
Il vento mi piace un sacco perché:
  • Libera del superfluo: come quando soffi sul piumino di cipria per togliere l'eccesso. Ne hai messa troppa, sai che se la stendessi sul viso sembreresti Joker, tu ci soffi e a quel punto hai la quantità giusta.
  • Pulisce: al primo acchito sembra che il vento sporchi. Riempie le strade di cartacce, l'androne di casa di foglie e polvere, se non chiudi gli occhi alla folata giusta 9 su 10 ti viene la congiuntivite. A ben guardare però, pulisce. Perché vuol dire che quelle cartacce c'erano già prima no? Che quelle foglie erano destinate a cadere e a volarti in faccia comunque. Che nessuno aveva eliminato la polvere, magari era stata ben nascosta sotto al tappeto, ma eliminata no.
    Ecco, si può dire che il vento sia come un evidenziatore che sottolinea là dove c'è bisogno di intervenire. Come una vicina di casa pettegola e molesta è lì a farti capire che bisognerebbe usare la ramazza per le parti comuni.
    Lo vede quell'angolo pieno di cicche? E' perché qualcuno le ha buttate, cara. Le cicche non nascono da sole.
    E le cartacce nel giardino? Che non mi si dica che i bambini non mangiano in cortile perché mi sembra evidente che non è così...
  • Restituisce il blu al cielo. E tutti i colori vanno al loro posto.
    Ma l'hai visto oggi il cielo CaroIng? Anche a Modena è così? Sembra proprio in HD, in BluRay, in Cinemascope. Non il solito Slow Motion delle ultime giornate. Wow. 
    Val bene sopportare un po' di vento per avere un cielo così.
Anche noi dovremmo fare un po' come il vento ogni tanto. Pulire, sgomberare, eliminare il superfluo. Si sa, leggeri si viaggia meglio. Un bagaglio pesante non ti porta lontano. E, soprattutto, a forza di vagolare nelle nebbie non alzi più lo sguardo.

martedì 21 ottobre 2014

CaroIng: il tempo vola. Come le foglie...


La festa di Halloween mi piace tanto. Da piccola non sapevo neanche cosa fosse ma erano gli anni Settanta e non conta, il consumismo non era che ai suoi inizi.
Sin dalle elementari sentivo però l'esigenza di una festa “intermedia”, a metà strada tra la fine della scuola e il Natale.
Qualcosa che mi aiutasse a capire perché le foglie cadono, perché sui prati si stende la bruma e dove nasce la malinconia.
Ora lo so.
Le foglie cadono perché anche gli alberi si travestono.
E non potendo mettersi niente addosso, si tolgono quel che hanno.
E so anche benissimo da dove nasce la malinconia. Per me ha origine nel cambiamento e nella sua ineluttabilità.
Non puoi trattenere il fiato fino a diventare blu, non serve.
Mettere le sbarre alle finestre e i lucchetti al cuore neanche.
Il tempo passa, le persone se ne vanno, alcune si allontanano per sempre e quelle dannate rughe sono sempre di più.

Davanti a casa nostra dimora una lunga fila di tigli. Saranno una decina, tutti ordinati e impettiti.
Per me sono loro a scandire il passare delle stagioni. Ora, ad esempio, sono una vera rottura perché, appunto, si travestono a modo loro, facendo cadere foglie su foglie, instancabilmente. E prima di entrare devi attraversare un tappeto giallo e maron.
Si vede che vogliono farsi trovare pronti per Ognissanti.
A primavera so che la signora antipatica del palazzo rosa romperà qualche ramo qua e là per poter passare meglio, senza dover piegare la testa, non sia mai.
In inverno so che diventeranno pericolosi, che prima di passare sotto ai tigli sarà bene scrollarli un po' per non farsi un'improvvisa doccia di neve.
In estate so che le foglie saranno ricoperte di puzzolentissimi insetti dagli escrementi appiccicosi e che insieme alle bimbe potremo scoppiare le palline che vengon giù dai rami.

Ho il mio Tigliorologio insomma.

Da una decina di anni a questa parte festeggiamo Halloween con il nostro gruppetto di amici. Prima, tra di noi, con fiumi di vino e pietanze dall'aspetto disgustoso. Ora, con i nostri bimbi, con fiumi di latte, coca cola e quintali di dolcetti caria-denti.
Sai qual è stato l'anno più bello per me?
Quello in cui ci siamo travestiti da Gomez e Morticia Addams. Secondo me, spaccavamo.
A te dona il doppiopetto e a me l'aspetto da vampira e gli occhi bistrati di nero.

Ho chiesto alle pupe da cosa vorrebbero travestirsi per Halloween.
La lety propende per la strega, un classico intramontabile (di cui peraltro ho già tutto l'occorrente).
La cecy invece non ha voluto sentire ragioni.
Io per Aulin (leggi: Halloween) voglio essele una fatina, anzi, no una plicipessa.
Silenzio in macchina. Io e lety non sappiamo come dirglielo.
Ehm, tesoro, ad Halloween ci si veste di solito da mostri, streghe, vampiri...
Mostrri? Che mostrri? Come quelli che sogno e che mi spaventano che poi vengo da te e piango?
Hai ragione pupa. Vestiti da fatina.

La cecy non deve esorcizzare un bel tubo. Non ad Aulin almeno.

venerdì 17 ottobre 2014

CaroIng: dove vanno a finire le nonne?


Da una manciata di giorni a questa parte, tutte le volte che accompagno la pupa piccola alla materna si avvicina titubante un bimbo. Avrà un anno più della pupa piccola. Ha una crosticina sul naso, di quelle che passano in fretta se tutte le volte non le gratti con il dito. Ma a quattro anni non si può resistere...
Ha lo sguardo più triste del mondo. Non piange ma è serio serio. E mi chiede.
“Dov'è mia nonna? Tu lo sai dov'è la mia nonna?” Oh, tesoro, non lo so ma vedrai che tornerà presto presto.
Lui non si convince affatto. Sa che sto mentendo. Che non ho la minima idea di chi sia sua nonna e di quando tornerà. Ma tutte le mattine ci prova lo stesso. E io mi chiedo: perché mi chiede della nonna e non della mamma? La nonna gli avrà detto che è solo andata a prendere il pane un attimo (noi mamme le diciamo queste cose sciocche al momento dell'inserimento non pensando affatto che il bimbo sa benissimo che a comprare il pane non ci si mette una mattina intera)?
Mi si strugge il cuore.
Sarà per l'accoppiata occhi + crosticina (dove sarai caduto? Dalla bici, dal monopattino, dalle scale?) ma mi trattengo a stento dall'abbracciarlo, dal fermarmi in classe tutta la mattina e disegnare farfalle, fiori e giardini incantati (dove le nonne siedono sulle panchine e distribuiscono baci e caramelle).

giovedì 16 ottobre 2014

CaroIng: azioni, reazioni e chimica degli eventi


Ad ogni azione corrisponde una reazione. E i bambini lo sanno bene. Sono capaci di sfruttare le potenzialità insite nei loro occhioni sin dalla più tenera età.
Ieri ascoltavo alla radio la “notizia” che il bimbo non impara a dire mamma per affetto. Perché ha scoperto che quella con le tette di fuori, o il biberon, è la mamma.
Ma semplicemente perché gli è comodo, funzionale e innato pronunciare dapprima le vocali aperte e le consonanti m ed n.
Caso strano, tutte le lingue – lo dico a spanna – del mondo intero si sono unite e congiunte hanno decretato che quei suoni vogliono dire mamma.
In realtà sono i bimbi di tutto il mondo che hanno deciso. E noi lì a credere che siamo stati noi, i vocabolari, gli studiosi di lingue e idiomi.
Nu, nu.

Ad ogni azione corrisponde una reazione, dicevo.
Il fatto sta tutto nel calibrare l'azione per ottenere la reazione voluta.
A volte ci si sbaglia, si mira male, la freccia parte e per errore non va a colpire nel segno, ma il muro accanto.

Capita anche ai bambini.
Stamattina all'entrata della scuola elementare della pupa grande c'era un bimbo molto serio, direi proprio con il muso. Aveva le braccia conserte e lo sguardo puntato per terra. Non ne voleva sapere di entrare. I fatti erano chiari: l'italiano preferisce impararlo giocando, la matematica è un'opinione, l'inglese serve solo se abiti a Londra. E a scuola non ci si diverte per niente. Stop.
A nulla servivano le parole incoraggianti del papà. I piedi rimanevano lì piantati nell'asfalto. Non aveva ombra, dritto come un fuso.

La bimba che già da qualche minuto si stava facendo accarezzare i capelli dalla bidella – una di quelle con lo sguardo già molto furbo e gli occhiali già molo trendy – gli ha chiarito il concetto.
“Così non serve a nulla. Devi piangere”.

Silenzio degli astanti. Qualche sorriso. La lety per fortuna non ha sentito (che sennò era un attimo).
Azione debole=reazione insufficiente e a scuola ci vai lo stesso.

Mi domando: quindi ho sbagliato anche io? Ti ho fatto credere di essere forte che sì magari avrei avuto bisogno di qualche pat pat sulla spalla in più ma che poi, dai, sarebbe andato tutto bene?
Azione insufficiente. Reazione tipicamente maschile=ok, allora vado, ci vediamo venerdì.

Ok, ricalibro il tiro. Tiro un po' più su l'arco e un po' più giù le braccia. Chiudo un occhio e poi miro.
E questa volta vedrai di me tutto ciò che non ti ho detto, tutta la forza che mi manca, tutta la fermezza d'animo che non ho.

Domanda: quando l'azione è uguale alla reazione il risultato è zero? Tutto si annulla e il gioco ricomincia da capo? Si passa dal via a ritirare la carta Ritenta sarai più fortunato (e sincero)?


mercoledì 15 ottobre 2014

CaroIng: La Plupla



La pupa piccola è nata femmina. Ma porta con sé i tratti distintivi del maschio dominante. 
Non mi sono preoccupata per l'inserimento alla Scuola dei Grandi (leggi: la materna). 
Conosceva già la scuola, la classe e le maestre. 
Certo, il fatto di aver accompagnato per tre anni nello stesso posto la pupa grande può aver giocato un certo peso... Non mi sarei comunque preoccupata eccessivamente. Cecy sfida di petto il mondo. 
Di petto e di piede. Ha soli tre anni e mezzo porta il 28. Con le paperine osa il 29. 
Un calciatore quindi. Ma con le paperine.
Domina già la situazione. Ha la faccia birbante e l'aria spavalda. Ogni mattina mi fermo cinque minuti in classe con lei per disegnare e così accompagnarla nell'inizio della sua giornata. Disegnare mi piace, non sono brava ma mi applico.
Le mie farfalle hanno ali troppo lunghe e forme inesistenti. Le coccinelle sorridono, così come i fiori e le tartarughe. Più in là non mi spingo. Una principessa alle 8 e mezza del mattino è troppo per me. Vorrei lasciarle ogni disegno perché le tenga compagnia. Cecy potrebbe colorarlo, pasticciarlo e così passare serena quei minuti che anticipano l'inizio vero e proprio della giornata. Quel limbo in cui le maestre sono troppo prese dalle mamme per fare le maestre.
Ma cecy non vuole. Mi restituisce ogni giorno il foglio disegnato così che a oggi in macchina ho già una discreta quantità di capolavori.
Chiederle il motivo sarebbe un passo falso. Lei sa che io so che lei sa.
È un regalo no? E a caval donato non si guarda mai in bocca...

Qui in basso, uno scorcio delle mie capacità artistiche. La Plupla (Multipla)