Quindi la colpa è mia insomma...
Mi hanno detto che è per come la prendo io.
Che altre bimbe ci sono abituate, che vedono poco o niente il loro papà da quando sono nate, cosa vuoi che sia una sera in più o una in meno.
Mi hanno detto che queste sono le famiglie di oggi, costrette a separarsi, a incontrarsi su Skype, a sentirsi via what's up. "Che non la vedi la pubblicità? Anche quella si è adeguata. Tipo il papà che racconta la storia all'aeroporto... Vedi? Mica ci siete solo voi".
Se la colpa è mia preferisco tenermela. E sentirla tutta la tua mancanza. Fino in fondo, fino ad avere freddo nel midollo. Piangere insieme alle bimbe e fare poco o nulla per nascondere le lacrime.
Ciò che sento voglio mostrarlo. Dare il giusto peso alle cose senza per questo cedere al vittimismo.
Buon viaggio CaroIng.
domenica 30 novembre 2014
CaroIng: tra 25 giorni è Natale
Caro Ing, domani è il primo dicembre ed è il giorno di inizio del calendario dell'Avvento.
Ogni giorno una finestrella, ogni dì un dolcetto, ogni 24 ore un giorno in meno a Natale.
E alle vacanze.
Quest'anno non voglio farmi cogliere impreparata e parto in tempo con la mia letterina a Babbo Natale. Voglio fregare orde di bambini che con i loro desideri semplici e teneri arriveranno sicuramente per primi nel suo cuore e sulla slitta.
Se scrivo oggi magari la mia letterina non verrà seppellita e ho una speranza che tu, Santa Klaus, legga anche me.
Innanzitutto perché me lo merito.
Ad esempio, venerdì scorso dopo una mattinata infernale durata fino almeno alle tre del pomeriggio, ho recuperato le pupe a scuola e le ho portate a danza. Avrei potuto farmi questi famigerati Fatti Miei ma ho invece sperperato svariate decine di euro per comprare tutto il necessaire per fare insieme alle pupe un calendario dell'Avvento home made con il botto.
Inutile dire che è ancora tutto lì, perfettamente impacchettato accanto alla mia borsa. Troverò il tempo anche per quello. Credo. (Quel che mi frega sono le riviste a tema di questo periodo, i blog pieni di idee carine da morire, sembrano tutte facili da fare, tutte sprint. Ma sono scema? Non lavorassi in editoria sarei più giustificabile, ma io SO - dovrei sapere - che nulla è vero, che è tutta un'illusione per farti abboccare. Ma niente, io ci casco con tutta me stessa e abbocco sorridendo beata).
Dicevo, la letterina.
Ecco, è più o meno questa.
Caro Babbo Natale,
so che da me non ne ricevevi più da tempo di letterine. Forse mi hai perso di vista, preso come sei a salire e scendere dai tetti e da quella slitta a sei renne.
Sono sempre più o meno io, un po' più in carne forse ma, sai, dopo due pupe all'attivo son cose che accadono. E ho anche un compagno, un marito, uno che ha accettato un po' di anni fa di stare insieme a me nel bene e nel male.
Al momento stiamo ai patti entrambi e senza sforzi eccessivi. Poi vedremo, che sarà sarà, non fasciamoci la testa, non esistono più le mezze stagioni, la colpa è sempre a metà strada.
Diciamo che per ottemperare alla promessa mi sarebbero d'aiuto un paio di cosette.
Io te le elenco, chissà se puoi metterti una mano sul cuore?
1. Vorrei che Archimede Pitagorico esistesse davvero e che inventasse il dilatatore temporale. Quella cosa per cui ti assenti un minuto nella vita reale e sei stato via un mese in un lasso temporale parallelo. E in quel mese manco a dirlo sei stato in vacanza a Mauritius.
2. In alternativa al punto 1, ma se credi anche in sommatoria, vorrei tanto il teletrasporto di Star Trek. Ad ogni telegiornale, ad ogni servizio esclusivo, sto con il fiato sospeso: è lui, è arrivato, ora potrò fare come il Capitano Kirk e svaporare in un mare di scintille. Ma lui, il teletrasporto, non arriva mai e io sto un po' iniziando a perdere le speranze.
3. Vorrei che Romeo, il gatto-puzzo-miao come è stato ribattezzato negli ultimi giorni, capisse l'importanza di mantenere rapporti decenti con il vicinato e la smettesse di tirare via tutta la terra dai vasi che abbiamo in terrazzo. Aiuterebbe il saluto e io non sarei costretta a scappare letteralmente quando incontro la vicina di sotto.
4. Vorrei che ci fosse un termine a questo limbo. Oppure, al contrartio, l'amara certezza. Ma saperlo, ecco. Trasferta modenese finché morte non ci separi? Tortellini fino a maggio?
5. Vorrei tanto ma tanto che la pupa piccola smettesse di chiedere "Quando torna papà?" alle 7.15 del lunedì mattina.
6. Vorrei tanto ma tanto che la pupa grande smettesse di fare l'indifferente quanto tu CaroIng chiami o ritorni.
7. Un capo di lingerie di Victoria's Secret.
8. Vedere più speso gli Amici - come oggi - perché è come respirare aria pura a pieni polmoni dopo tre minuti d'apnea statica.
9. Fai tu, basta il pensiero.
Ecco tutto. Io ti prometto che sarò buona buona, terrò a bada l'impazienza e prenderò tanto magnesio.
Grazie di tutto Babbo Natale e quando entri in salotto per cortesia dàllo un morso a quel biscotto che sennò le pupe ci rimangono male...
La Brì
sabato 22 novembre 2014
CaroIng: abracadabra
CaroIng, ti scrivo.
E ti parlo anche, ma a volte tu non senti.
E ti ascolto, quando posso, quando le urla delle pupe non coprono quel che dici (ma come mai a Modena il tuo gestore prende così male?).
E ti penso, spesso, più di quanto vorrei, sicuramemte più di quanto dovrei.
Questo non è un blog da mamme. Questo è un blog da donne in cerca di una soluzione. Che forse non c'è, o magari è dietro l'angolo ma siccome io corro corro e corro rischio di andare dritto e di non girarlo proprio quell'angolo.
Così la soluzione la troverà qualcun altro e io rimarrò con un palmo di naso (e il fiatone per aver corso tanto e inutilmente).
Gestire un rapporto di coppia dopo 11 anni di matrimonio è un'impresa non da poco. Soprattutto da quando tu, ne sono ormai certa, ti sei costruito una vita parallela in Emilia, con tanto di moglie magra, due figli maschi e un cane.
Potrei andare (io come tanti altri, beninteso) da Maria De Filippi che il sabato sera conduce Tu sì che vales (le tre X, come lo chiamano le nostre pupe), l'unica trasmissione bimbo-adulto concessa tra le nostre mura.
Durante il resto della settimana dominano Rai Jojo e Boing.
Porterei messaggi, telefonate, regali attesi e mai arrivati, cambi di traiettoria e di prospettiva, voli da Monaco annullati all'ultimo, compleanni passati a stringere una copertina in pile, montagne di sospiri e qualche buon calice di calde lacrime. Millesimato, ottimo perlage, sentore di miele e fiori bianchi.
Cosa mi direbbero i tre giudici?
Che valgo? Che il mio, il nostro, è un talento o solo una discreta capacità di applicarsi, di allontanare gli istinti, di cancellare i dubbi? Perché il punto non è la quantità, naturalmente. E' quell'antipatica della qualità. E' sempre lei a mettere i bastoni fra le ruote.
Io stasera mi manderei direttamente in finale. Il talento ce l'ho.
Anzi, direi che si tratta quasi di magia.
It's a kind of magic.
Me l'ha confermato la pupa piccola che ancora si addormenta al mio fianco per fare la nanna del sabato pomeriggio.
Mi pastrucchia i capelli fino a quando si addormenta (o io non ce la faccio più e le allontano il braccino). E' un'abitudine che ha preso sin da quando aveva un anno o poco meno e non l'ha più abbandonata. All'epoca avevo capelli biondi e lunghissimi, ora sono corti e violetti (ma poco importa, nei pupe-disegni io posso vantare gli stessi capelli biondi e lunghi fino a metà schiena, anzi a volte fino ai piedi).
Oggi mi ha detto: "Mamma, così sì che mi addormento bene. I tuoi capelli sono popio... magici".
Una fatina quindi. O un folletto. Un elfo femmina (esistono?).
Più probabilmente, una strega.
E ti parlo anche, ma a volte tu non senti.
E ti ascolto, quando posso, quando le urla delle pupe non coprono quel che dici (ma come mai a Modena il tuo gestore prende così male?).
E ti penso, spesso, più di quanto vorrei, sicuramemte più di quanto dovrei.
Questo non è un blog da mamme. Questo è un blog da donne in cerca di una soluzione. Che forse non c'è, o magari è dietro l'angolo ma siccome io corro corro e corro rischio di andare dritto e di non girarlo proprio quell'angolo.
Così la soluzione la troverà qualcun altro e io rimarrò con un palmo di naso (e il fiatone per aver corso tanto e inutilmente).
Gestire un rapporto di coppia dopo 11 anni di matrimonio è un'impresa non da poco. Soprattutto da quando tu, ne sono ormai certa, ti sei costruito una vita parallela in Emilia, con tanto di moglie magra, due figli maschi e un cane.
Potrei andare (io come tanti altri, beninteso) da Maria De Filippi che il sabato sera conduce Tu sì che vales (le tre X, come lo chiamano le nostre pupe), l'unica trasmissione bimbo-adulto concessa tra le nostre mura.
Durante il resto della settimana dominano Rai Jojo e Boing.
Porterei messaggi, telefonate, regali attesi e mai arrivati, cambi di traiettoria e di prospettiva, voli da Monaco annullati all'ultimo, compleanni passati a stringere una copertina in pile, montagne di sospiri e qualche buon calice di calde lacrime. Millesimato, ottimo perlage, sentore di miele e fiori bianchi.
Cosa mi direbbero i tre giudici?
Che valgo? Che il mio, il nostro, è un talento o solo una discreta capacità di applicarsi, di allontanare gli istinti, di cancellare i dubbi? Perché il punto non è la quantità, naturalmente. E' quell'antipatica della qualità. E' sempre lei a mettere i bastoni fra le ruote.
Io stasera mi manderei direttamente in finale. Il talento ce l'ho.
Anzi, direi che si tratta quasi di magia.
It's a kind of magic.
Me l'ha confermato la pupa piccola che ancora si addormenta al mio fianco per fare la nanna del sabato pomeriggio.
Mi pastrucchia i capelli fino a quando si addormenta (o io non ce la faccio più e le allontano il braccino). E' un'abitudine che ha preso sin da quando aveva un anno o poco meno e non l'ha più abbandonata. All'epoca avevo capelli biondi e lunghissimi, ora sono corti e violetti (ma poco importa, nei pupe-disegni io posso vantare gli stessi capelli biondi e lunghi fino a metà schiena, anzi a volte fino ai piedi).
Oggi mi ha detto: "Mamma, così sì che mi addormento bene. I tuoi capelli sono popio... magici".
Una fatina quindi. O un folletto. Un elfo femmina (esistono?).
Più probabilmente, una strega.
mercoledì 12 novembre 2014
CaroIng: volando & volendo
Nonostante abbia solo otto anni la pupa grande è una gran sentenziatrice.
Lei crede di parlare normalmente. In realtà, sentenzia.
Dice cioè delle cose illuminanti, chiarificatrici, in grado di aprire gli occhi ai ciechi adulti che la circondano. In primis, io.
Domenica mi ha chiesto: "Mamma, ma esiste anche la scuola paterna?".
Lo spunto iniziale è l'esistenza della scuola materna dove va la pupa piccola.
Se esiste una scuola materna, ha pensato, esisterà anche una scuola paterna.
No, la scuola paterna non esiste. Esiste solo la scuola materna.
E perché esiste solo la scuola materna? mi sono domandata io. Mica solo le madri possono insegnare (se unisci scuola+materna è questo che ti viene in mente).
Anche i padri possono essere un'inesauribile fonte di verità, coccole, castighi, sorrisi, punizioni, dubbi, certezze, supposte e raccolte di vomito notturne.
Io non so voi, ma la mia riposta è no. La scuola paterna non esiste perché i padri non possono essere quell'inesauribile fonte. Ci sono delle eccezioni, naturalmente. Che, manco a dirlo, confermano però la regola.
Nel mio caso specifico poi, i padri non possono anche perché vivono a Modena, che sta vicinissimo a quell'altro paese che si chiama Millemiglia, frazione Didistanza.
Il dubbio è lecito: se abitasse con noi, quale sarebbe la percentuale di cambiamento?
Oggi piove e ho l'emicrania. Quindi non ho nessuna intenzione di rispondermi.
Diciamo solo che:
- mi sveglio ogni mattina alle 6,30 e per il solo fatto che un calzino manca all'appello io sono già in ritardo. Quando, come oggi, le pupe hanno sonno e non riescono ad alzarsi dal letto, io rischio l'infarto.
- ho prenotato il controllo nei per la pupa grande. Il giorno sbagliato e all'orario sbagliato, perché tu CaroIng sei in trasferta (in Germania suppongo ma ora non ricordo). Mi hai detto che stamattina me l'avevi detto. Quando? In quale punto del mio viaggio della speranza per arrivare fino in ufficio? In ogni caso, non cambia nulla: era scontato che ce la porterò io, che io prenderò permesso, che io farò un triplo salto carpiato per dribblare una conference call o la visita inaspettata del Cliente più Importante del Mondo in Azienda.
- lunedì inizia catechismo e io ne approfitterò per cercare di carpire il trucco biblico della Trinità. IO in tre posti diversi, allo stesso momento. Catechismo, ufficio e studio dentistico (se rinasco una cosa sola voglio: una dentaturta perfetta). Non so come ne verrò fuori ma so che questo aspetto non viene contemplato nei corsi pre-parto (quando si pensa che la parte più difficile sia appunto il parto. No, non lo è).
- la stessa mattina dello stesso lunedì sarebbe stato disponibile l'oculista per la pupa piccola. Ho deciso che non è urgente e che almeno questa la posso rimandare. I sensi di colpa, quelli no. Si sono già abbarbicati su entrambe le spalle. E poi sto lì a domandarmi perché ho sempre mal di schiena...
- venerdì scorso ho visto un amico che non vedevo da tempo. Anche lui ora è padre. Sembra che lo stile sia quello. "Mah, sai, non è che io mi metta a giocare con il pupo sul tappeto con i Lego. Lo accompagno al parco, andiamo in giro. Per i lego, c'è sua madre". Già_ Lo stile mi sembra quello CaroIng. Magari potreste incontrarvi e ciarlare di quanto le amministrazioni comunali non dedichino abbastanza risorse alla manutenzione delle altalene.
Ah.Tra poco CaroIng è il tuo compleanno e forse ti sto preparando una sorpresa. O forse no.
Vado in trasferta.
Lei crede di parlare normalmente. In realtà, sentenzia.
Dice cioè delle cose illuminanti, chiarificatrici, in grado di aprire gli occhi ai ciechi adulti che la circondano. In primis, io.
Domenica mi ha chiesto: "Mamma, ma esiste anche la scuola paterna?".
Lo spunto iniziale è l'esistenza della scuola materna dove va la pupa piccola.
Se esiste una scuola materna, ha pensato, esisterà anche una scuola paterna.
No, la scuola paterna non esiste. Esiste solo la scuola materna.
E perché esiste solo la scuola materna? mi sono domandata io. Mica solo le madri possono insegnare (se unisci scuola+materna è questo che ti viene in mente).
Anche i padri possono essere un'inesauribile fonte di verità, coccole, castighi, sorrisi, punizioni, dubbi, certezze, supposte e raccolte di vomito notturne.
Io non so voi, ma la mia riposta è no. La scuola paterna non esiste perché i padri non possono essere quell'inesauribile fonte. Ci sono delle eccezioni, naturalmente. Che, manco a dirlo, confermano però la regola.
Nel mio caso specifico poi, i padri non possono anche perché vivono a Modena, che sta vicinissimo a quell'altro paese che si chiama Millemiglia, frazione Didistanza.
Il dubbio è lecito: se abitasse con noi, quale sarebbe la percentuale di cambiamento?
Oggi piove e ho l'emicrania. Quindi non ho nessuna intenzione di rispondermi.
Diciamo solo che:
- mi sveglio ogni mattina alle 6,30 e per il solo fatto che un calzino manca all'appello io sono già in ritardo. Quando, come oggi, le pupe hanno sonno e non riescono ad alzarsi dal letto, io rischio l'infarto.
- ho prenotato il controllo nei per la pupa grande. Il giorno sbagliato e all'orario sbagliato, perché tu CaroIng sei in trasferta (in Germania suppongo ma ora non ricordo). Mi hai detto che stamattina me l'avevi detto. Quando? In quale punto del mio viaggio della speranza per arrivare fino in ufficio? In ogni caso, non cambia nulla: era scontato che ce la porterò io, che io prenderò permesso, che io farò un triplo salto carpiato per dribblare una conference call o la visita inaspettata del Cliente più Importante del Mondo in Azienda.
- lunedì inizia catechismo e io ne approfitterò per cercare di carpire il trucco biblico della Trinità. IO in tre posti diversi, allo stesso momento. Catechismo, ufficio e studio dentistico (se rinasco una cosa sola voglio: una dentaturta perfetta). Non so come ne verrò fuori ma so che questo aspetto non viene contemplato nei corsi pre-parto (quando si pensa che la parte più difficile sia appunto il parto. No, non lo è).
- la stessa mattina dello stesso lunedì sarebbe stato disponibile l'oculista per la pupa piccola. Ho deciso che non è urgente e che almeno questa la posso rimandare. I sensi di colpa, quelli no. Si sono già abbarbicati su entrambe le spalle. E poi sto lì a domandarmi perché ho sempre mal di schiena...
- venerdì scorso ho visto un amico che non vedevo da tempo. Anche lui ora è padre. Sembra che lo stile sia quello. "Mah, sai, non è che io mi metta a giocare con il pupo sul tappeto con i Lego. Lo accompagno al parco, andiamo in giro. Per i lego, c'è sua madre". Già_ Lo stile mi sembra quello CaroIng. Magari potreste incontrarvi e ciarlare di quanto le amministrazioni comunali non dedichino abbastanza risorse alla manutenzione delle altalene.
Ah.Tra poco CaroIng è il tuo compleanno e forse ti sto preparando una sorpresa. O forse no.
Vado in trasferta.
lunedì 3 novembre 2014
CaroIng: oggi sei qui
A dire il vero oggi non dovrei proprio scrivere qui.
A dire il vero oggi mi basterebbe girarmi dalla tua parte del letto per parlarti.
Perché come me sei a casa ammalato.
Da Modena mi hai portato l'infuenza intestinale.
Grazie del pensiero, davvero. Non dovevi disturbarti tanto. Bastava anche solo un pezzo di Parmigiano o una botticetta di aceto balsamico. Sul serio.
E invece sono qui che scrivo. Per me in primis. Perché non capisco e quando non capisco ho bisogno di distendere i pensieri, di stirarli su un foglio, di allargarli sul tavolo come si fa con la placenta subito dopo il parto per vedere se è tutto ok o qualcosa è andarto storto.
Qualcosa è andato decisamente storto.
Un bambino, perché in seconda media sei a tutti gli effetti un bambino, è stato picchiato dai suoi compagni di classe.
Sua mamma, la Dottoressa P, è la mia dentista da sempre. Oggi l'ho chiamata per un problema di capsule & co.
Lei mi ha risposto da casa, non dallo studio.
E la voce era seria, più del dovuto.
Poi mi ha detto e io non sono più riuscita ad aprire bocca, a formulare un pensiero logico, un'espressione di convincente empatia.
Ero, e sono, frastornata.
Lui non guarda i video porno.
E non li scarica.
E se lo facesse mai li porterebbe a scuola.
Ergo, si merita le botte, e tante.
Tante da dover consultare un neurologo.
E allora penso alle mamme. A tutte le mamme.
Alle mamme di quei bambini che hanno picchiato.
Cosa direte ai vostri pargoli? Picchia più duro la prossima volta? Oppure cercherete dappertutto l'errore per avere la possibilità di correggere e raddrizzare?
Alla mamma di chi ora si deve portare quelle ferite addosso e nel cuore.
Cosa avrei fatto io al tuo posto? Forse niente di confessabile. Mi avrebbero dovuto portare via con la forza. Avrei ancora le unghie nelle loro carni...
A C., amica da sempre e mamma di I., nato dalla pancia di un'altra ma rinato con lei.
Penso a tutte le volte che lo offenderanno e non lo faranno sentire "come loro". E a tutta la forza che dovrai avere...
A S., mamma di F&F, che ha sulle spalle il peso di un mondo intero.
Come ti ammiro amica. Coraggio!
A V., la mamma di A., che ha voluto a tutti i costi sentire suo figlio in pancia prima che nel cuore. E che forse adesso sa che è mamma per tutte le volte che si è svegliata nel cuore della notte e non per i calci che ha ricevuto in quei nove mesi.
Alle mamme che chiamano cuccioli i loro figli e poi li espongono come fossero trofei. Cuccioli appunto.
A due donne che presto diventeranno, anche, mamme.
Alle mamme, a tutte le mamme.
Perché è un mestiere paurosamente difficile. Mostruosamente difficile.
Non che quello del padre sia meno impegnativo. Io credo sia però decisamente diverso.
Il tasso di natalità di una nazione è uno degli indici statistici maggiormente in grado di definire il benessere di quella stessa nazione.
Il tasso di felicità dei suoi bambini, anche.
E la felicità dei figli di una nazione dipende dalla preparazione, dall'educazione, dall'indipendenza e dalla libertà delle sue madri.
Che, spesso, sono anche mamme.
A dire il vero oggi mi basterebbe girarmi dalla tua parte del letto per parlarti.
Perché come me sei a casa ammalato.
Da Modena mi hai portato l'infuenza intestinale.
Grazie del pensiero, davvero. Non dovevi disturbarti tanto. Bastava anche solo un pezzo di Parmigiano o una botticetta di aceto balsamico. Sul serio.
E invece sono qui che scrivo. Per me in primis. Perché non capisco e quando non capisco ho bisogno di distendere i pensieri, di stirarli su un foglio, di allargarli sul tavolo come si fa con la placenta subito dopo il parto per vedere se è tutto ok o qualcosa è andarto storto.
Qualcosa è andato decisamente storto.
Un bambino, perché in seconda media sei a tutti gli effetti un bambino, è stato picchiato dai suoi compagni di classe.
Sua mamma, la Dottoressa P, è la mia dentista da sempre. Oggi l'ho chiamata per un problema di capsule & co.
Lei mi ha risposto da casa, non dallo studio.
E la voce era seria, più del dovuto.
Poi mi ha detto e io non sono più riuscita ad aprire bocca, a formulare un pensiero logico, un'espressione di convincente empatia.
Ero, e sono, frastornata.
Lui non guarda i video porno.
E non li scarica.
E se lo facesse mai li porterebbe a scuola.
Ergo, si merita le botte, e tante.
Tante da dover consultare un neurologo.
E allora penso alle mamme. A tutte le mamme.
Alle mamme di quei bambini che hanno picchiato.
Cosa direte ai vostri pargoli? Picchia più duro la prossima volta? Oppure cercherete dappertutto l'errore per avere la possibilità di correggere e raddrizzare?
Alla mamma di chi ora si deve portare quelle ferite addosso e nel cuore.
Cosa avrei fatto io al tuo posto? Forse niente di confessabile. Mi avrebbero dovuto portare via con la forza. Avrei ancora le unghie nelle loro carni...
A C., amica da sempre e mamma di I., nato dalla pancia di un'altra ma rinato con lei.
Penso a tutte le volte che lo offenderanno e non lo faranno sentire "come loro". E a tutta la forza che dovrai avere...
A S., mamma di F&F, che ha sulle spalle il peso di un mondo intero.
Come ti ammiro amica. Coraggio!
A V., la mamma di A., che ha voluto a tutti i costi sentire suo figlio in pancia prima che nel cuore. E che forse adesso sa che è mamma per tutte le volte che si è svegliata nel cuore della notte e non per i calci che ha ricevuto in quei nove mesi.
Alle mamme che chiamano cuccioli i loro figli e poi li espongono come fossero trofei. Cuccioli appunto.
A due donne che presto diventeranno, anche, mamme.
Alle mamme, a tutte le mamme.
Perché è un mestiere paurosamente difficile. Mostruosamente difficile.
Non che quello del padre sia meno impegnativo. Io credo sia però decisamente diverso.
Il tasso di natalità di una nazione è uno degli indici statistici maggiormente in grado di definire il benessere di quella stessa nazione.
Il tasso di felicità dei suoi bambini, anche.
E la felicità dei figli di una nazione dipende dalla preparazione, dall'educazione, dall'indipendenza e dalla libertà delle sue madri.
Che, spesso, sono anche mamme.
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