Ciao Pupa grande.
Questa è per te.
Per farti le mie scuse, innanzitutto. Perché evidentemente non sono in grado di gestire il mio stress e riverso su di voi, su di te in primis, le mie mancanze, i miei vuoti.
Perché non ti abbiamo chiesto il permesso prima di spaccare in due la nostra famiglia. Avremmo dovuto farlo.
La Pupa piccola in primis è più piccola e poi è fatta di una pasta leggermente diversa, più incline ad esternare, ad attrarre l'attenzione con tutti i mezzi, senza ritegno né pudore.
Lei è un'amante. Esige i regali, sa benissimo fino a dove può spingersi e non esita a mandarti messaggi minatori.
Tu sei una fidanzata (di quelle che fanno impazzire i fidanzati). Dici e non dici, ti ritrai, lasci capire, lasci intendere. Ti piacerebbe ricevere un mazzo di fiori inaspettato ma mai lo diresti ai 4 venti. Il tuo lui deve intuire da quelle mille sfumature del tuo tono di voce...
Possiamo inventare un alfabeto farfallino tutto nostro? Fatto di sss in mezzo alle vocali. Gli altri non capirebbero niente, noi saremmo un segreto ai più.
Che poi, se ci penso, è già così. A volte credo tu sia dotata di poteri medianici.
Se medito una cosa tu l'hai già detta. Se tu dici una frase, è quella che io sto pensando.
Non so se sia un dialogo iniziato già in pancia, quando tu facevi glu glu e io pensavo “ho fame”.
So solo che questa “cosa” diventa ogni giorno più evidente e sorprendente.
Quindi il tuo dolore è il mio? Quindi il cordone ombelicale è tutto intatto e ci è solo sembrato di averlo reciso? Una cosa è certa: la tua gioia è la mia.
Oggi una signora tanto gentile, con gli occhi verde mare (di un atollo tropicale), che ne sa un sacco di tante cose di mista natura (dalle virtù dell'alga spirulina alle vitamine contenute nelle noci pecan, fino ad arrivare a banalità come il senso di colpa e il peso dei ricordi ancestrali) mi ha dato un consiglio che terrò a mente: alleggerisciti.
Ci alleggeriamo insieme Pupa grande, vuoi?
Che dici, ce la fai ad alzare le spalle quando la maestra Alpha ti dice (no comment... ) “ma sei un'asinella?”. Lo so che preferisci la maestra Beta (anche io).
Ce la farai a non colorare anche i disegni di catechismo? O, almeno, a lasciar perdere il cielo: tutti sanno che è blu o, se proprio non alzano mai gli occhi all'insù, se lo possono immaginare del colore che vogliono. Fai quel che devi, non spingerti sempre oltre, fermati prima di smarrirti...
E io ce la farò a rallentare, a togliere quel piede dall'acceleratore?Anzi: a fermarmi proprio, per vedere finalmente quel merlo sul ramo (ieri ce l'abbiamo fatta e siamo state ad osservare due merli che cinguettavano davanti a casa: che bello abitare in campagna)?
Ho la sindrome del Bianconiglio e della signorina Rottenmeier messe insieme: presto che è tardi. Anche se tardi non è, ma l'orologio è lì e ticchetta e mi ricorda che sono indietro su tutto. La mattina rispetto alla sera, il pomeriggio rispetto alla mattina. L'età adulta rispetto all'adolescenza.
E allora anche io devo tapparmi le orecchie e lasciare che la sveglia ticchetti. Dovrei alzare le spalle quando mi dice “sei un'asinella, sei sempre in ritardo”.
E così magari, rallentando insieme, troveremo il ritmo giusto, quello che dovrebbe caratterizzare i momenti tra di noi. Quel ritmo che avevamo tanto tempo fa, quando tu mi dicevi ueh e io capivo che era il momento di allattarti. E non perché me lo diceva l'orologio...
La Mamma