lunedì 1 giugno 2015

CaroIng: vuoti a perdere

Riempire. Riempire. Riempire.
Ma come si originano i vuoti? Sono vuoti a perdere o hanno un loro senso? Il dubbio, e il terrore, è che nascano quasi tutti durante l'infanzia. Quando la mamma dice:”Non ti preoccupare, tesoro, verrò a prenderti io a fine scuola”.
Poi la mamma non viene, viene la zia e tu ti domandi - perché sei un bambino e non hai ancora gli strumenti per fare ragionamenti che non implichino l'io – È colpa mia? Cosa avrò fatto?
Quindi è così, mi opprime il terrore di esser causa dei vuoti. Dei Pupe-Vuoti da Grandi.
Ci sono tanti modi per riempire i vuoti.
Non tutti belli, non tutti legali, non tutti degni. Ma hanno tutti una causa, un perché, e nove su 10 quel perché si perde nella notte dei tempi, in un cuscino impregnato di lacrime, contro una porta chiusa o aperta nel momento sbagliato, poco prima di una frase sbagliata.
Questo post non è per te CaroIng, non è per le Pupe. E' per te, per loro, per me insieme. Ma è anche e soprattutto per le persone che mi circondano, per quelle cui voglio – od ho voluto - bene, che mi regalano tanto ogni giorno, quelle che solo sfioro con lo sguardo davanti al cancello della scuola, quelle con cui scambio messaggi lavorativi su Skype.
Non ci amiamo quasi mai abbastanza.
Ci giustifichiamo quel poco che serve per andare avanti.
Annaspiamo tra dubbi, esitazioni, malesseri e colpe. Ce le portiamo sulle spalle ma quasi mai abbiamo caricato noi lo zaino.
Per andare in gita, noi ci avremmo messo dentro di meno: un panino al prosciutto, una bottiglietta d'acqua, un po' di cioccolato che si sa quando la salita è dura bisogna averlo dietro, e magari un frutto.
Bon, ciapa lì.
E invece la mamma – o chi per lei – no. Ci mette dentro anche il kway, i fazzoletti, la canottiera di ricambio, i Ringo (ok, quelli van sempre bene), un rotolo di carta igienica.
E lo zaino pesa. Pesa e fa sudare.
Con il passare degli anni, impari a farlo nello stesso modo e non ti sembra pesare, ti sembra normale che “pesi”.
Oggi voglio almeno mollare il kway. Forse è il giorno sbagliato, dicono che pioverà. Ma la pioggia lava, pulisce l'aria e mi piace l'odore di pioggia tra le foglie e nell'erba.
E penso anche che lo toglierò dallo zaino delle mie Pupe. E a fine scuola, inzupperemo insieme i piedi in qualche bella pozzanghera.
Ciac, ciac. Altro che Peppa.
Sapete perché May Poppins sapeva volare?
Perché nella borsa aveva solo sogni (sì, certo, anche perché era un po' fata e po' strega ma quello lo si impara solo più tardi, all'incirca dopo il primo appuntamento).

lunedì 13 aprile 2015

CaroIng: Strega tocca colore: giallo limone

Oggi ci sei, fino a domani. Fino all'alba. Al tramonto saremo di nuovo in tre. E io mi arrovellerò per quattro (mi prendo io l'incarico di stracciarmi il cuore anche per te, tranquillo).
In questi giorni sono assalita da un dubbio amletico: ditemi vi prego che l'adolescenza inizia sempre verso i 13/14 anni e non prima.
Vi prego.
Ho però come il sospetto che negli ultimi anni, nell'ultimo decennio almeno, le cose abbiano preso un'altra direzione e si abbandonino i Lego anzitempo.
Io CaroIng non faccio testo, proprio non posso essere inserita in nessuna statistica.
L'ultima volta che ho giocato con le Barbie facevo la prima Liceo. Ho fatto incontrare la mia Barbie adorata con il cantante degli Spandau Ballet (per la cronaca lei era il loro tecnico del suono. Sì, lo so, musicalmente ero avanti), ci sono stati momenti di purissimo ed elevatissimo amore platonico, io e la mia Amichetta della Montagna ci siamo poi guardate negli occhi e abbiamo deciso di smettere. Quella, insomma, doveva essere l'ultima volta.
Quell'anno dalle mie parti è entrata in vigore l'Adolescenza. Senza se e senza ma. Ma ora, a 40 + n suonati, sai benissimo quanto io mi cimenti volentieri a pettinare le bambole con le Pupe e... lo confesso, no, non è sempre perché dobbiamo mettere a posto vestiti e chicchere.
È che mi piace proprio (confesso però che l'abitudine maniacale di contare le scarpine, vedere che ci siano tutte, recuperare le borsette e riunirle in una scatolina è forse un po' patologica).

Fatto sta che ho la sensazione che l'Adolescenza per la Pupa grande inizierà prima. Prima del dovuto, Prima di quanto sia lecito, Prima – sicuramente – di quando sarò pronta io.
A naso neanche tu stai messo benissimo... 
Ma come, non era ieri che le insegnavamo ad affrontare il vasino con spavalderia?
E quel ciuccio, ditemi, dove è finito?

Domenica sera la Pupa grande è andata ad una festa di compleanno.
Per carità, ce l'ho accompagnata io ma poi, ci è rimasta da sola_
Da sola.
Ho sentito storie – ma mi auguro siano solo leggende metropolitane – di bimbe invitate a pigiama party a sette anni.
“Tesoro, se poi devi andare in bagno, vacci insieme a una tua amichetta. Sai, per chiudere la porta”.
 “Perché mamy?”
Benissimo: almeno l'abitudine del andiamo-insieme-in-bagno-che-mi-tieni-la-porta (l'a-b-c dell'adolescenza) è ancora distante.

Ma è questione di mesi. Di attimi, direi.
In un lampo, in un batter d'occhio smetterai di scimmiottare la ragazze perché lo sarai.
Già mi hai stupito con quella richiesta strana sulle scarpe da comprare per la primavera.
Fino a poco tempo fa non ti sarebbe importato un accidenti delle scarpe nuove.
Ok, il concetto di “nuovo” ti era già caro. Ma il tipo, il colore, il design, quello no.
Quello è una novità vera.
Le All Stars giallo limone? Ho faticato a non strabuzzare gli occhi e a non calarmi nei panni della mamma old style “che non importa mica quel che metti ai piedi, basta che sia comodo”. Poi, fortunatamente, mi sono rivista bambina, incrociare i piedi per tentare di nascondere le scarpe blu con correzione del piede piatto...
 
Fatico a dar via i vestitini, le tutine, le scarpe smesse e un po' bucate. Mi affeziono a ogni giubbino, ai collants pieni di pallini, alle canotte un po' ingrigite e ai grembiuli di scuola con le macchie che non van più via.
Ognuno di loro è un pezzo di storia.
Nostra, loro, mia e tua.
Sono pezzi del puzzle che abbiam fatto per arrivare fin qui.
Fortuna che abbiamo due Pupe, che almeno ogni paio di scarpine fa almeno due giri e li posso rimirare un po' di più. Salutarli è sempre doloroso.
Il tempo passa, loro crescono. Io ingrasso.
E, questo già lo sai, mi mette una tristezza infinita pensare che non avremo più tutine appese in casa ad asciugare.

Altra confessione: tutte le volte che andiamo a casa di CaroZio e CaraZia devo trattenermi dal portarmi a casa qualche pezzo del baby armadio. La Pupa piccolissima – figlia di CaroZio e CaraZia – sta ereditando tutto e, sebbene sia molto contenta di questo terzo giro, dell'estensione di garanzia cui abbiamo avuto accesso – bhè, vorrei tornare in possesso di un pigiamino, di un paio di calzine mignon, almeno di un bavaglino dallo sporco indelebile (forse quello ce l'abbiamo ancora).

Fortuna che poi mi trattengo, vado a giocare a Strega Tocca Colore e non ci penso più...

giovedì 19 marzo 2015

CaraPupaGrande

Ciao Pupa grande.
Questa è per te.
Per farti le mie scuse, innanzitutto. Perché evidentemente non sono in grado di gestire il mio stress e riverso su di voi, su di te in primis, le mie mancanze, i miei vuoti.
Perché non ti abbiamo chiesto il permesso prima di spaccare in due la nostra famiglia. Avremmo dovuto farlo.
La Pupa piccola in primis è più piccola e poi è fatta di una pasta leggermente diversa, più incline ad esternare, ad attrarre l'attenzione con tutti i mezzi, senza ritegno né pudore.
Lei è un'amante. Esige i regali, sa benissimo fino a dove può spingersi e non esita a mandarti messaggi minatori.
Tu sei una fidanzata (di quelle che fanno impazzire i fidanzati). Dici e non dici, ti ritrai, lasci capire, lasci intendere. Ti piacerebbe ricevere un mazzo di fiori inaspettato ma mai lo diresti ai 4 venti. Il tuo lui deve intuire da quelle mille sfumature del tuo tono di voce...
Possiamo inventare un alfabeto farfallino tutto nostro? Fatto di sss in mezzo alle vocali. Gli altri non capirebbero niente, noi saremmo un segreto ai più.
Che poi, se ci penso, è già così. A volte credo tu sia dotata di poteri medianici.
Se medito una cosa tu l'hai già detta. Se tu dici una frase, è quella che io sto pensando.
Non so se sia un dialogo iniziato già in pancia, quando tu facevi glu glu e io pensavo “ho fame”.
So solo che questa “cosa” diventa ogni giorno più evidente e sorprendente.
Quindi il tuo dolore è il mio? Quindi il cordone ombelicale è tutto intatto e ci è solo sembrato di averlo reciso? Una cosa è certa: la tua gioia è la mia.
Oggi una signora tanto gentile, con gli occhi verde mare (di un atollo tropicale), che ne sa un sacco di tante cose di mista natura (dalle virtù dell'alga spirulina alle vitamine contenute nelle noci pecan, fino ad arrivare a banalità come il senso di colpa e il peso dei ricordi ancestrali) mi ha dato un consiglio che terrò a mente: alleggerisciti.
Ci alleggeriamo insieme Pupa grande, vuoi?
Che dici, ce la fai ad alzare le spalle quando la maestra Alpha ti dice (no comment... ) “ma sei un'asinella?”. Lo so che preferisci la maestra Beta (anche io).
Ce la farai a non colorare anche i disegni di catechismo? O, almeno, a lasciar perdere il cielo: tutti sanno che è blu o, se proprio non alzano mai gli occhi all'insù, se lo possono immaginare del colore che vogliono. Fai quel che devi, non spingerti sempre oltre, fermati prima di smarrirti...
E io ce la farò a rallentare, a togliere quel piede dall'acceleratore?Anzi: a fermarmi proprio, per vedere finalmente quel merlo sul ramo (ieri ce l'abbiamo fatta e siamo state ad osservare due merli che cinguettavano davanti a casa: che bello abitare in campagna)?
Ho la sindrome del Bianconiglio e della signorina Rottenmeier messe insieme: presto che è tardi. Anche se tardi non è, ma l'orologio è lì e ticchetta e mi ricorda che sono indietro su tutto. La mattina rispetto alla sera, il pomeriggio rispetto alla mattina. L'età adulta rispetto all'adolescenza.
E allora anche io devo tapparmi le orecchie e lasciare che la sveglia ticchetti. Dovrei alzare le spalle quando mi dice “sei un'asinella, sei sempre in ritardo”.
E così magari, rallentando insieme, troveremo il ritmo giusto, quello che dovrebbe caratterizzare i momenti tra di noi. Quel ritmo che avevamo tanto tempo fa, quando tu mi dicevi ueh e io capivo che era il momento di allattarti. E non perché me lo diceva l'orologio...

La Mamma
  

venerdì 13 febbraio 2015

CaroIng: ma da chi avrà preso?

Ricevo sms da A. mamma di G.
“Ciao La Brì. Ma... ti risulta che i nostri figli si siano messi d'accordo per vedersi stasera al parco di via Livorno?”.
Ora. Un paio di annotazioni.
1) L'unica via Livorno che conosco è in città e non nel paesino in cui abitiamo.
2) Stasera? Cosa vuol dire “stasera”? Dopo il calar delle tenebre intendi?
3) Uno dei due figli in questione è la mia Pupa piccola. La Pupa piccola ha 4 anni. A 4 anni non ci si mette d'accordo per vedersi la sera in via Livorno.
 

Chiacchiere serali pre-cena.
Pupa piccola: “Sai mamma da cosa mi voglio vestire io alla festa di Carnevale?”
La Brì: “No, amore, dimmi”.
Pupa piccola: “Da pazza”.
La Brì: mumble, mumble, dove avrò sbagliato?


Altre chiacchiere serali pre o post cena (non ricordo).
Pupa piccola: “Sai mamma, oggi a scuola ho pianto”.
LB: “Perché pulcino? Che è successo?”
PP: “Perché ho dato un pugno a C., il mio compagno”.
LB: “Tu hai dato un pugno e tu hai pianto. Come consecutio non è niente male. Pupa.... vieni un po' qui e parliamo”.


Condensato in 3 punti il perché CaroIng sarebbe meglio che la figura paterna tornasse in tutta la sua interezza il prima possibile.
Sto perdendo colpi CaroIng. Quella mi frega.
Quando stasera tornerai, mi troverai svenuta sul divano. La Pupa Piccola no. Sarà sveglia e con una certa luce malandrina negli occhi...

mercoledì 11 febbraio 2015

La Brì era piccola. In realtà era nel pieno della sua teen age per cui neanche tanto piccola. In estate andava a Follonica che è una ridente cittadina sul mare, a pochi chilometri da Grosseto, a un passo dalla felicità. Lì c'erano gli zii, i cugini, il mare e le serate con lo struscio. Tutta roba che durante l'anno non c'era o si perdeva tra la nebbia e il gelo che su al Nord a volte sembra durare in eterno.

Quell'anno al mare La Brì incontrò C. Alto come pochi, con due splendidi occhi verdi (come il mare appunto, ma il mare lontano, quello delle cartoline e dei libri di geografia).

La Brì non sapeva se dirsi innamorata. Sicuramente invaghita, quello sì. E lui lo era? Non lo so, non lo sapremo mai. Il tempo è passato e ora la domanda sarebbe inopportuna: “Scusa sai, ma io e te come eravamo messi allora?”. C'è poi il piccolo dettaglio che La Brì un fidanzato già ce l'aveva ma sin da allora si capiva benissimo che le cose non sarebbero durate, che la carrozza non si sarebbe mai fermata e il fatidico sì l'avrebbe poi detto a un altro.

Ma tant'è. Non ci si poteva mica abbandonare così alla passione tout court, ai baci sulla spiaggia, alle brucianti gioie degli amori estivi. Però l'infatuazione c'era, eccome. E non si poteva tenerla più di tanto nascosta. Neanche – anzi, soprattutto – la sera dell'addio, del fine vacanze, del “mi penserai quando sarai a scuola?”, con tanto di occhi lucidi e sguardo tremulo.

Dopo l'ultimo bacio non ce ne furono altri. Ma la mattina presto, prima di partire, La Brì trovò sotto la ruota posteriore della Prisma di suo padre un pacchettino sospettoso. Un piccolo foglietto bianco dentro, poche parole scritte a mano, una penna nera per far da peso e non lasciare volare via il foglietto.

Chi l'aveva lasciato, aveva cercato l'auto la sera prima, si era svegliato all'alba, si era guardato bene intorno con l'aria un po' furtiva, aveva fissato per un bel po' la finestra dietro la quale La Brì ancora dormiva. E aveva lasciato poi quel temerario testimone d'amor fuggevole. Ma tremendamente tenero e sincero.

Ora che di anni ne sono passati tanti, La Brì tornerebbe volentieri indietro a quella mattina d'estate. A quando scoprì quel foglietto e tutta la vita le sembrò un mazzo di rose senza spine, un cono gelato che non cola mai, un'eterna estate senza nebbia e senza gelo.

Se alle sue figlie potesse dare un consiglio - ma quando si è adolescenti i consigli non si ascoltano mai, è peccato mortale - direbbe loro di guardare bene sotto le ruote delle macchine, tra le pagine dei libri prestati, in mezzo alle note di un brano... E' lì che si nascondono i ricordi più belli.

CaroIng: I'm back

Chi mi conosce sa perché sono stata assente.
Chi mi conosce, forse, mi capisce anche.
Ho versato tante lacrime e ancora oggi non mi sento me stessa.
Ma ci provo, continuerò a provarci.
Nell'attesa, e nella speranza, che il tempo faccia il suo lavoro...