lunedì 3 novembre 2014

CaroIng: oggi sei qui

A dire il vero oggi non dovrei proprio scrivere qui.
A dire il vero oggi mi basterebbe girarmi dalla tua parte del letto per parlarti.
Perché come me sei a casa ammalato.
Da Modena mi hai portato l'infuenza intestinale.
Grazie del pensiero, davvero. Non dovevi disturbarti tanto. Bastava anche solo un pezzo di Parmigiano o una botticetta di aceto balsamico. Sul serio.

E invece sono qui che scrivo. Per me in primis. Perché non capisco e quando non capisco ho bisogno di distendere i pensieri, di stirarli su un foglio, di allargarli sul tavolo come si fa con la placenta subito dopo il parto per vedere se è tutto ok o qualcosa è andarto storto.

Qualcosa è andato decisamente storto.
Un bambino, perché in seconda media sei a tutti gli effetti un bambino, è stato picchiato dai suoi compagni di classe.
Sua mamma, la Dottoressa P, è la mia dentista da sempre. Oggi l'ho chiamata per un problema di capsule & co.
Lei mi ha risposto da casa, non dallo studio.
E la voce era seria, più del dovuto.
Poi mi ha detto e io non sono più riuscita ad aprire bocca, a formulare un pensiero logico, un'espressione di convincente empatia.
Ero, e sono, frastornata.


Lui non guarda i video porno.
E non li scarica.
E se lo facesse mai li porterebbe a scuola.
Ergo, si merita le botte, e tante.
Tante da dover consultare un neurologo.

E allora penso alle mamme. A tutte le mamme.
Alle mamme di quei bambini che hanno picchiato.
Cosa direte ai vostri pargoli? Picchia più duro la prossima volta? Oppure cercherete dappertutto l'errore per avere la possibilità di correggere e raddrizzare?
Alla mamma di chi ora si deve portare quelle ferite addosso e nel cuore.
Cosa avrei fatto io al tuo posto? Forse niente di confessabile. Mi avrebbero dovuto portare via con la forza. Avrei ancora le unghie nelle loro carni...
A C., amica da sempre e mamma di I., nato dalla pancia di un'altra ma rinato con lei. 
Penso a tutte le volte che lo offenderanno e non lo faranno sentire "come loro". E a tutta la forza che dovrai avere...
A S., mamma di F&F, che ha sulle spalle il peso di un mondo intero.
Come ti ammiro amica. Coraggio!
A V., la mamma di A., che ha voluto a tutti i costi sentire suo figlio in pancia prima che nel cuore. E che forse adesso sa che è mamma per tutte le volte che si è svegliata nel cuore della notte e non per i calci che ha ricevuto in quei nove mesi.
Alle mamme che chiamano cuccioli i loro figli e poi li espongono come fossero trofei. Cuccioli appunto.
A due donne che presto diventeranno, anche, mamme.
Alle mamme, a tutte le mamme.

Perché è un mestiere paurosamente difficile. Mostruosamente difficile.
Non che quello del padre sia meno impegnativo. Io credo sia però decisamente diverso.


Il tasso di natalità di una nazione è uno degli indici statistici maggiormente in grado di definire il benessere di quella stessa nazione.
Il tasso di felicità dei suoi bambini, anche.
E la felicità dei figli di una nazione dipende dalla preparazione, dall'educazione, dall'indipendenza e dalla libertà delle sue madri.
Che, spesso, sono anche mamme.







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