Da una manciata di giorni a questa
parte, tutte le volte che accompagno la pupa piccola alla materna si
avvicina titubante un bimbo. Avrà un anno più della pupa piccola. Ha una
crosticina sul naso, di quelle che passano in fretta se tutte le
volte non le gratti con il dito. Ma a quattro anni non si può
resistere...
Ha lo sguardo più triste del mondo.
Non piange ma è serio serio. E mi chiede.
“Dov'è mia nonna? Tu lo sai dov'è
la mia nonna?” Oh, tesoro, non lo so ma vedrai che tornerà presto
presto.
Lui non si convince affatto. Sa che sto
mentendo. Che non ho la minima idea di chi sia sua nonna e di quando
tornerà. Ma tutte le mattine ci prova lo stesso. E io mi chiedo:
perché mi chiede della nonna e non della mamma? La nonna gli avrà
detto che è solo andata a prendere il pane un attimo (noi mamme le
diciamo queste cose sciocche al momento dell'inserimento non pensando
affatto che il bimbo sa benissimo che a comprare il pane non ci si
mette una mattina intera)?
Mi si strugge il cuore.
Sarà per l'accoppiata occhi +
crosticina (dove sarai caduto? Dalla bici, dal monopattino, dalle
scale?) ma mi trattengo a stento dall'abbracciarlo, dal fermarmi in
classe tutta la mattina e disegnare farfalle, fiori e giardini
incantati (dove le nonne siedono sulle panchine e distribuiscono baci
e caramelle).
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