Ad ogni azione corrisponde una
reazione. E i bambini lo sanno bene. Sono capaci di sfruttare le
potenzialità insite nei loro occhioni sin dalla più tenera età.
Ieri ascoltavo alla radio la “notizia”
che il bimbo non impara a dire mamma per affetto. Perché ha scoperto
che quella con le tette di fuori, o il biberon, è la mamma.
Ma semplicemente perché gli è comodo,
funzionale e innato pronunciare dapprima le vocali aperte e le
consonanti m ed n.
Caso strano, tutte le lingue – lo
dico a spanna – del mondo intero si sono unite e congiunte hanno
decretato che quei suoni vogliono dire mamma.
In realtà sono i bimbi di tutto il
mondo che hanno deciso. E noi lì a credere che siamo stati noi, i
vocabolari, gli studiosi di lingue e idiomi.
Nu, nu.
Ad ogni azione corrisponde una
reazione, dicevo.
Il fatto sta tutto nel calibrare
l'azione per ottenere la reazione voluta.
A volte ci si sbaglia, si mira male, la
freccia parte e per errore non va a colpire nel segno, ma il muro
accanto.
Capita anche ai bambini.
Stamattina all'entrata della scuola
elementare della pupa grande c'era un bimbo molto serio, direi
proprio con il muso. Aveva le braccia conserte e lo sguardo puntato
per terra. Non ne voleva sapere di entrare. I fatti erano chiari:
l'italiano preferisce impararlo giocando, la matematica è
un'opinione, l'inglese serve solo se abiti a Londra. E a scuola non
ci si diverte per niente. Stop.
A nulla servivano le parole
incoraggianti del papà. I piedi rimanevano lì piantati
nell'asfalto. Non aveva ombra, dritto come un fuso.
La bimba che già da qualche minuto si
stava facendo accarezzare i capelli dalla bidella – una di quelle
con lo sguardo già molto furbo e gli occhiali già molo trendy –
gli ha chiarito il concetto.
“Così non serve a nulla. Devi
piangere”.
Silenzio degli astanti. Qualche
sorriso. La lety per fortuna non ha sentito (che sennò era un
attimo).
Azione debole=reazione insufficiente e
a scuola ci vai lo stesso.
Mi domando: quindi ho sbagliato anche
io? Ti ho fatto credere di essere forte che sì magari avrei avuto
bisogno di qualche pat pat sulla spalla in più ma che poi, dai,
sarebbe andato tutto bene?
Azione insufficiente. Reazione
tipicamente maschile=ok, allora vado, ci vediamo venerdì.
Ok, ricalibro il tiro. Tiro un po' più
su l'arco e un po' più giù le braccia. Chiudo un occhio e poi miro.
E questa volta vedrai di me tutto ciò
che non ti ho detto, tutta la forza che mi manca, tutta la fermezza
d'animo che non ho.
Domanda: quando l'azione è uguale alla
reazione il risultato è zero? Tutto si annulla e il gioco ricomincia
da capo? Si passa dal via a ritirare la carta Ritenta sarai più
fortunato (e sincero)?

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