Una cosa che da sempre mi angoscia è
la mancanza di memoria. Memoria a breve e lungo termine, memoria
storica, memoria di fatti antichi e recenti. Mi domando: come avrà
fatto Daria Bignardi a scrivere il suo Non vi lascerò orfani?
Ci vuole memoria e tanta. Ok, si possono fare ricerche, si può
risalire al cognome dell'avo tramite Internet. Si può chiedere ai
nonni (se li hai ancora). Ma il succo del discorso è sempre lo
stesso: ci vuole una memoria di ferro. E se non ce l'hai, che fai? Ti
annoti tutto? Come nel diario personale lucchettato di quando eri
piccina? “Mi ha guardato per almeno mezzo secondo, ci giurerei”.
Non si può. Per scrivere la vita ci vuole una vita. E allora mi
sforzo di ricordare, di parlare dei ricordi, di segnarmi – almeno –
le cose salienti.
Da quando le pupe sono nate tengo una
sorta di “calendario delle date importanti”. Quando è nato il
primo dentino, quando se ne è andato il ciuccio e a che età l'ha
seguito il pannolino. E poi ho un altro libricino dove annoto le
frasi che mi fanno tanto ridere, quelle per le quali mi sbellico
ancora ora. Ad ex, la lety: “Mamma, facciamo le uova alla Coop?”
Voleva dire alla coque.
A te CaroIng cerco di dire le cose
importanti ogni giorno. Quelle che sono veramente importanti e anche
quelle che mi fanno affondare nello sconforto nonostante importanti
non siano. Ho il Master in questo...
Ma tante cose non te le dico. A parole
non si può. Al cellulare, guidando, la mattina tanto meno.
Come faccio a spiegarti la faccia che
ha la pupa piccola quando mi chiede quanto torna papà? Non posso.
Così come non posso dirti che anche il marito della Maestra R è in
trasferta fissa a mille chilometri di distanza e lei aveva gli
occhioni lucidi quando ce l'ha detto l'altro giorno, all'uscita della
scuola.
Sono dettagli, sfumature, precisazioni
che si perdono lungo il filo del telefono, lungo i kilobyte delle
mail.
E così ho deciso che li scriverò qui.
Perché tu, CaroIng, nel leggere questi miei micro racconti ti senta
un po' più a casa. E un po' più vicino a noi.
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